mercoledì 8 e giovedì 9 maggio 2019 - ore 21

L'INSULTO

(L'insulte) Regia: Ziad Doueiri - Sceneggiatura: Z. Doueiri, Joelle Touma - Fotografia: Tommaso Fiorilli - Montaggio: Dominique Marcombe - Interpreti: Adel Karam, Kamel El Basha, Camille Salameh, Rita Hayek, Christine Choueiri, Diamand Bou Abboud, Talal Jurdi, Julia Kassar, Rifaat Torbey, Carlos Chahine - Libano 2017, 113', Lucky Red.

Beirut, oggi. Il capocantiere Yasser è un profugo palestinese, Toni un meccanico militante nella destra cristiana. Un litigio nato da un banale incidente porta i due in tribunale, ma la semplice questione privata tra i due si trasforma in conflitto, in un regolamento di conti tra culture e religioni. Durante il processo, oltre agli avvocati e ai familiari, si schierano due fazioni opposte di un paese che riscopre in quell'occasione ferite mai curate e rivelazioni scioccanti, facendo riaffiorare così un passato che è sempre presente.

Il regista di Beirut Ziad Doueri, cresciuto durante la guerra civile e trasferitosi a 20 anni negli Stati Uniti per studiare cinema, dopo aver affrontato quegli anni centrali nel premiato West Beyrouth, racconta gli strascichi ancora incandescenti nella quotidianità di un Paese sospeso fra modernità e un passato doloroso che riaffiora. Scritto dal regista con l'ex moglie e collaboratrice abituale, anche loro divisi dalla provenienza, L'insulte è un legal drama ben consegnato, con tanto di udienze che aprono scenari inattesi nel passato dei due sfidanti, e una sorprendente sfida in famiglia fra i rispettivi avvocati, ma diventa chiaramente un ritratto del Libano che non chiude con il proprio passato, non riuscendo a elaborarne le ferite. Proprio le udienze infinite costringono i due - entrambi pieni di dignità e buona fede, oltre che convinti di trovarsi nella ragione - a superare ritrosie ataviche nel mettere a nudo il proprio passato, che spesso guida le azioni del presente. Un necessario percorso di (ri)lettura dei fatti, di ascolto dell'altro e di superamento delle incomprensioni non solo attraverso una vittoria, ma anche, se non soprattutto, attraverso il superamento di una sconfitta, rendendosi conto dell'enorme valore di chiedere talvolta scusa. Una faida maschile in cui le donne fungono da fattore calmante, intervenendo con la ragionevolezza che i compagni sembrano aver smarrito. 'Le parole cambiano tutto', dice la frase di lancio del film, così come il recupero della memoria nella condivisione delle ferite, senza la pretesa del monopolio della sofferenza. L'insulte ha il merito di appassionare con una struttura di genere impeccabile e di far riflettere senza facili scorciatoie sul passato e su come lo si debba leggere per trarne lezioni per il futuro. Una seduta psicanalitica collettiva: sul lettino sia chi visse la guerra che i più giovani. (Mauro Donzelli, www.comingsoon.it)

Un racconto asciutto e ben articolato sulla difficile convivenza tra due religioni, un film asciutto in cui ogni cosa è al suo posto senza inutili giri di parole. Si tratta di uno scontro che non è solo religioso, ma affonda le sue radici nel cuore dei protagonisti che portano con sé il dramma di una condizione di sofferenza difficile da superare e che, dopotutto, li rende più uguali di quanto si creda. A trent'anni dalla fine della guerra civile libanese, gli animi sono ancora così provati dal rancore e dall'odio che lo sgocciolio di una grondaia è sufficiente per riportare a galla la rabbia sopita. Rancore, orgoglio e risentimento sono in effetti gli elementi cardine di L'insulto: non c'è scena in cui, in un modo o in un altro, non affiorino prepotentemente rendendo la narrazione non solo potente nel messaggio trasmesso, ma sempre avvincente e senz'altro mai noiosa. (Stefania Scianni, www.cinemonitor.it)