giovedì 28 marzo 2019 - ore 21

"Periferie"

L'INTRUSA

Regia: Leonardo Di Costanzo - Sceneggiatura: L. Di Costanzo, Maurizio Braucci - Fotografia: Hélène Louvart - Montaggio: Carlotta Cristiani - Interpreti: Raffaella Giordano, Valentina Vannino, Martina Abbate, Anna Patierno, Marcello Fonte - Italia 2017, 95', Cinema.

Napoli. La Masseria è un un doposcuola per bambini. A gestirlo è Giovanna, donna d'acciaio dal cuore d'oro. Accanto a lei alcuni giovani, pochi soldi e molto volontariato. La situazione si fa difficile quando si scopre che nel centro, in una casetta, si è rifugiato, all'insaputa di tutti, un latitante camorrista che ha assassinato un innocente. Ingannata dalla moglie del criminale, che aveva chiesto ospitalità per sé e per i figli, Giovanna si ritrova di fronte a una difficile scelta: continuare a ospitare la donna e i suoi bambini oppure cacciarli come chiedono tutti?

Documentarista di grande levatura, Leonardo Di Costanzo, dopo L'intervallo e l'episodio del film collettivo I ponti di Sarajevo, torna alla finzione con L'intrusa. (?) Il film si racchiude tutto intorno alla domanda della protagonista, sollevando con semplicità questioni etiche di dirompente attualità. Giovanna non ha certezze cui aggrapparsi, se non i propri saldi principi morali. A essi fa appello per dipanare un'intricata matassa che intreccia responsabilità individuali e collettive, obblighi dello stato e coscienza dei singoli. Un labirinto in cui lo spettatore si perde al pari della protagonista. E anche se alla fine Di Costanzo una risposta la suggerisce, in realtà lascia aperti molti e profondi interrogativi legati all'atteggiamento giusto da assumere di fronte al disagio vissuto da tanti esseri umani. Ogni individuo è chiuso nel proprio mondo, così come il centro di accoglienza. Lasciare una porta aperta è un atto che può portare il caos, ma proprio per questo rivoluzionario. (Marina Sanna, www.cinematografo.it)

Chi è l'intrusa del titolo, la "u" che tarda ad allinearsi alle altre lettere nel lettering iniziale? È la protagonista Giovanna, che attorno al doposcuola ha creato una comunità di adulti e bambini e gestisce i suoi spazi con un rigore e un senso della legalità così radicati da sfociare nel paradosso, o è la comunità stessa, enclave di pace in una zona perennemente in guerra? È la moglie del camorrista, che nel doposcuola ha trovato rifugio con l'inganno, e che lì ha deciso di rimanere nonostante l'arresto del marito, o la sua bambina di dieci anni, rabbiosa e scontrosa, ma desiderosa come tutti di attenzione? O forse, ancora, è quella bambina gentile che frequenta il centro ricreativo di Giovanna e che ha perso la parola dopo aver visto il padre massacrato di botte? Ciascuna di queste figure inverte l'innaturale corso delle cose, tira fuori la città stessa dalle proprie tragedie e dai propri luoghi comuni, oppure riporta il sogno della comunità nello spazio a cui non può far finta di non appartenere. Il cortile e gli spazi chiusi dove si svolgono le attività per i ragazzi del doposcuola (lavori con i colori, con la cartapesta, con i pezzi di vecchie bici da ricomporre) raggruppa le infinite linee narrative di una realtà complessa, dove le ragioni di tutti, anche dei criminali, anche di chi sta dalla parte sbagliata, si confrontano con il diritto all'accoglienza e al conforto rivendicato dalla stessa Giovanna. Di Costanzo non scioglie le domande che volutamente fa nascere dal racconto: il cortile è una scena chiusa, ma al suo interno si gioca una partita aperta e decisiva fra emozione e giustizia, ragione e legge, rigore e pietà, amore e vendetta. (Roberto Manassero, www.cineforum.it)