mercoledì 19 settembre 2018 - ore 21

L'ORA PIÙ BUIA

(Darkest Hour) Regia: Joe Wright - Sceneggiatura: Anthony McCarten - Fotografia: Bruno Delbonnel - Montaggio: Valerio Bonelli - Interpreti: Gary Oldman, Lily James, Ben Mendelsohn, Kristin Scott Thomas, Richard Lumsden, Ronald Pickup, Stephen Dillane, Nicholas Jones, Brian Pettifer, Philip Martin Brown, Hannah Steele, Jordan Waller - GB 2017, 114', UIP.

GB, 1940. In Europa avanzano i nazisti. Il Belgio è caduto, la Francia è stremata e l'esercito inglese è intrappolato sulla spiaggia di Dunkirk. Dopo l'invasione della Norvegia la Camera chiede le dimissioni del primo ministro Chamberlain, incapace di gestire l'emergenza e di guidare un governo di larghe intese. A succedergli è Winston Churchill che, nell'ora più buia, dovrà decidere tra l'armistizio con la Germania nazista e l'intervento nel conflitto armato.

È tutto sulle spalle di un irriconoscibile Gary Oldman il film L'ora più buia, che si apre più o meno dove si chiudeva Dunkirk di Christopher Nolan, ovvero con il discorso alla nazione di Churchill. Il regista presenta subito il suo personaggio come un uomo stravagante che si sveglia non prima delle 2 del pomeriggio e fa colazione con una robusta dose di whisky. Eppure, sarà lui a salvare non solo più di 338.000 militari con l'operazione Dynamo, ma anche l'onore della patria. La chiave di lettura scelta da Wright non è quella epica e visionaria di Nolan ma quella più intimista sull'uomo Churchill. Gary Oldman lo incarna letteralmente e ne fa trapelare tutte le sue fragilità, pur mostrandone il suo lato ironico e geniale. Lo statista era stato dislessico da piccolo e veniva da una famiglia particolare. Il padre nobile era sempre stato lontano ed era morto quando lui era giovane. La madre, invece, era figlia del fondatore del New York Post ed era stata amante del re Edoardo VII. Con queste premesse, parte il ritratto di un uomo che deve salvare la sua patria e finalmente riesce anche a realizzare la sua brama di potere. (Ivana Faranda, www.ecodelcinema.com)

Il film parte da un'impostazione teatrale. Una scelta rischiosa, perché il tono classico ed il look canonico avrebbero potuto trascinarlo a terra. O quantomeno farlo passare inosservato. Invece il grande successo di L'ora più buia è quello di essere avvincente e coinvolgente per tutta la sua durata. Trasforma il suo setting claustrofobico in un dinamico labirinto fatto di stanze e corridoi bui, uno straordinario paradosso. E per quanto sia parlato, non cala il ritmo e anzi alza sempre l'asticella della tensione. Ci riesce grazie al sapiente umorismo british. Ci riesce, per tornare al tema della guerra, grazie al conflitto interiore presentato in Churchill. Abbandonarsi alla politica vera oppure non arrendersi agli schemi? Una doppia chiave di lettura: come il primo ministro inglese si ribella agli schemi sicuri, così il regista Joe Wright rifiuta di giocare alle regole tradizionali dell'abusatissimo biopic britannico. Con i suoi movimenti di macchina Wright dà respiro alla narrazione, i piani sequenza conducono e avvolgono lo spettatore dentro le scene stesse. La regia è energica, vulcanica, esattamente come la prova di Gary Oldman. È ovvio che la performance centrale sia decisiva per la buona riuscita dell'intero film. Oldman è motore di tutto, con le sue urla, gli sguardi carichi di passione ed il lavoro stupefacente sulla voce. Non pesa il trucco vistoso, non c'è mai l'impressione di vedere un attore trasformato: Oldman si nasconde nel ruolo ed il pubblico dimentica di assistere ad un'opera di fiction. (?.) Cinema classico, ma cinema classico fatto benissimo. (Emanuele D'Aniello, www.culturalmente.it)