mercoledì 13 e giovedì 14 febbraio 2019 - ore 21

LOVELESS

(Nelyubov) Regia: Andrey Zvyagintsev - Sceneggiatura: Oleg Negin, A. Zvyagintsev, Marina Vasilyeva, Andris Keiss, Aleksey Fateev, Varvara Shmykova - Fotografia: Mikhail Krichman - Montaggio: Anna Mass - Interpreti: Maryana Spivak, Alexei Rozin, Matvey Novirok, Daria Pisareva, Yanina Hope, Maxim Stoianov, Andris Kei?s, Marina Vasil'eva - Russia/Francia/Belgio/Germania 2017, 128', Academy Two.

Boris e Zhenya stanno divorziando. Litigano di continuo mentre fanno visitare il loro appartamento in vendita. Ognuno sta già preparando il proprio futuro: Boris fa coppia con una giovane donna incinta e Zhenya frequenta un uomo benestante che sembra pronto a sposarla. Nessuno dei due sembra occuparsi di Alyosha, il figlio dodicenne, entrambi i genitori, infatti, sembrano fare a gara per non tenerselo. Messo in un angolo, dimenticato, Alyosha scompare obbligandoli a riflettere sulle loro pseudo scelte. Premio della Giuria a Cannes 2017.

La forza e la crudezza di Loveless risiede - ed è proprio per questo che è così potente - nella misurata osservazione dei personaggi e del mondo, con un taglio interpretativo molto forte da parte del regista, ma che non è mai imposto allo spettatore: sono le scene, i personaggi, il ritmo, i colori a suggerirgli il senso del film. Non c'è bisogno di urlare, il messaggio arriva da sé attraverso la verità del cinema. (?) La famiglia della media borghesia è stata spesso messa a nudo nella sua ipocrisia e nella sua incapacità di coniugare il benessere sociale con quello emotivo, il ruolo pubblico con quello genitoriale, l'egoismo con l'amore, la frustrazione con l'accettazione, l'aspettativa di vita con la realtà dei fatti. L'apatia e il non-amore, al centro del dramma borghese, in Loveless vengono osservati nella loro declinazione contemporanea. (?) C'è però un'altra soluzione al non-amore, ed è la soluzione di chi ama ancora, del figlio: la fuga. Ma la fuga nel film non si vede, è una fuga senza direzione che, infine, diviene scomparsa. Per Zvyagintsev, dunque, chi fugge dal non-amore in un mondo di non-amore scompare, perché non trova uno "spazio", una dimensione da abitare. È grazie alla sua capacità di mettere lo spettatore di fronte alla brutalità nascosta del suo mondo apatico, disamorato e "schermato", che Zvyagintsev si riconferma, con Loveless, uno dei registi più interessanti della sua generazione. (Marta Maiorano, www.ecodelcinema.com)

La prima cosa che ho pensato, mentre assistevo a questo film, è stato che, se non per qualche cartello stradale in cirillico, avrebbe potuto svolgersi in qualsiasi città dell'Europa occidentale, tanto simili sono gli ambienti, i luoghi, le auto, gli abiti di una sorta di borghesia mondiale del tutto omogenea. (?) Il film si svolge nel 2012, quando Putin è stato da poco eletto Presidente, e tutto intorno, da radio e televisione, giungono notizie allarmanti e tristissime dalla guerra con l'Ucraina; nei telegiornali le vittime civili invocano aiuto, inascoltate. Lo sguardo del regista sembra dunque volersi ampliare ad un quadro più ampio: la Russia che presenta è una Patria divisa, una terra desolata, dove il solo fine è la pura sopravvivenza, dove l'unica prospettiva per una donna è quella di accoppiarsi con un uomo ricco. (?) Siamo perciò di fronte a qualcosa di molto più complesso della banale storia di un brutto divorzio con tragiche conseguenze, o di un impietoso ritratto di persone spaventosamente aride ed egoiste. Gli incubi privati si trasformano in allegoria di una profonda crisi nazionale, il racconto morale scritto e diretto da Andrey Zvyagintsev diventa (?) una durissima dichiarazione politica. (Marina Pesavento, www.masedomani.com)