mercoledì 5 e giovedì 6 dicembre 2018 - ore 21

MADE IN ITALY

Regia, soggetto, sceneggiatura e musica: Luciano Ligabue - Fotografia: Marco Bassano - Montaggio: Giogiò Franchini - Interpreti: Stefano Accorsi, Kasia Smutniak, Fausto Sciarappa, Walter Leonardi, Filippo Dini, Tobia De Angelis, Alessia Giuliani, Gianluca Gobbi, Leonardo Santini, Silvia Corradin - Italia 2018, 104', Medusa.

Accompagnandoci con la sua musica Ligabue racconta la storia di Riko e della generazione degli anni Settanta, con la precarietà economica ed esistenziale, i sogni infranti e quelli da coltivare, i problemi di un paese che ce la mette tutta per metterti i bastoni tra le ruote.

Il contesto sociale è onnipresente, ci sono i cortei per difendere l'Art. 18, la cantilena spread-crisi-sacrifici-tagli di personale, il crollo di chi col posto perde anche la sua identità. Ma la storia privata è quella di Riko-Accorsi, con le sue nostalgiche camicie western, e di sua moglie Kasia Smutniak, parrucchiera, tra crisi, alti e bassi, drammi e piccole infedeltà, con gli amici, i riti, le mattane della provincia, la "straordinaria vita ordinaria" di chi non conta. "Certe notti" a quarant'anni finiti cambiano, ma neanche poi tanto... Sono le brave persone che restano tali nonostante la "legge del furiere" di questa Italia, dice Ligabue. La "legge del furiere", enunciata nel film, suona più o meno così: chi sbraita non monta di guardia, lo fa fare a chi compie il suo dovere in silenzio. Perché "essere brave persone in questo paese non paga". Ligabue non è uno da proclami o manifesti ideologici, però si prende la briga, quando decide di riassumersi "la fatica boia di fare il regista", per dirla con lui, di raccontare quel tipo di umanità che secondo il nostro cinema corrente non fa cassetta. E lo fa, dal suo spicchio di mondo così circoscritto, con quel misto di amore e rabbia che è la forza di tanto cinema indipendente americano ma di cui il nostro cinema sembra ormai strutturalmente incapace. Incapace di ricollocarsi in patria, l'operaio Accorsi finirà per emigrare in Germania, a lavorare in un ristorante. Meglio questo che vendere la casa costruita da suo padre e suo nonno, che non si può più permettere. Perché oggi chi lavora sta peggio delle generazioni di ieri... Tutto vero, no? Ma diciamolo sottovoce. Lui è pronto a giurare di aver fatto "un film sentimentale". In calce, prima dei titoli di coda, Cesare Pavese ci ricorda che "un paese vuol dire non essere soli". E questa, dopotutto, è la vera morale del Liga. (Teresa Marchesi, http://www.huffingtonpost.it)

Made in Italy ha la particolarità di poter essere tante cose. Un omaggio all'Italia, la nostalgia per un paese che non si ritrova più, una storia d'amore oppure il ritratto di una generazione. Ma soprattutto è fatto di momenti, attimi, micro-storie. Di un gruppo di amici di "mezza età" che decide di andare a Roma come turisti, per osservare da vicino le rovine degli altri e rendersi conto della loro fragilità, per poi finire quasi per inerzia in una manifestazione dove più che seguire un ideale, c'è la voglia di lottare. Di un nome, una star che si ritrae e diventa pezzi di se stessa, testo, canzone, musica pop. Della necessità imperiosa di esprimere un sentimento alla grande, di confessare senza paura quello che si vuole essere, e quello che forse non riuscirai mai a fare. Anche se questi desideri, invece di diventare parte di uno spettacolo, finiscono nel fondo del fiume Po. Made in Italy forse non ci spinge a comprare l'ultimo disco di Ligabue, nemmeno a sintonizzarci su una delle sue canzoni mentre chiacchieriamo con un vecchio amico in macchina. Ma certamente fa aspettare, con genuino interesse, il suo prossimo film. (Paula Frederick, www.sentieriselvaggi.it)