mercoledì 6 e giovedì 7 marzo 2019 - ore 21

NOME DI DONNA

Regia: Marco Tullio Giordana - Sceneggiatura: Cristiana Mainardi, M. T. Giordana - Fotografia: Vincenzo Carpineta - Montaggio: Francesca Calvelli, Claudio Misantoni - Interpreti: Cristiana Capotondi, Valerio Binasco, Stefano Scandaletti, Michela Cescon, Bebo Storti, Laura Marinoni, Anita Kravos, Stefania Monaco, Renato Sarti, Patrizia Punzo, Patrizia Piccinini, Vanessa Scalera, Linda Caridi, Adriana Asti - Italia 2018, 90', Videa CDE.

Nina Martini, madre single di una bambina, ottiene un impiego temporaneo in un residence per anziani dove lavorano una trentina di donne, in maggioranza straniere. Ben presto scopre che il manager della struttura ha messo in piedi un sistema basato su piccoli favori sessuali, protetto dall'uomo di chiesa che dirige la casa. Nina rifiuta quello squallore ma viene isolata dalle colleghe che temono di perdere il posto e citata in giudizio per diffamazione.

Nome di donna è un invito ad avere coraggio, un appello accorato a non arrendersi, a non lasciarsi convincere che la realtà delle molestie e degli abusi è immutabile e che l'unica possibile reazione sia subire passivamente. Contrariamente a quanto si possa pensare, la violenza della quale parla questo film non riguarda tanto il sesso, quanto il potere. L'abuso sessuale, in realtà, è solamente il mezzo attraverso il quale il potere viene esercitato. (?) Nina (Cristiana Capotondi) non subisce uno stupro, non viene aggredita fisicamente o picchiata. Il professor Marco Maria Torri, interpretato da un ottimo Valerio Binasco, spiega alla donna, da subito, che potrà benissimo scegliere di dire "No" alle sue avances e fuggire via, ma che quel no, quella mancata sottomissione al suo potere, le costerà molto caro. E questa forma di violenza è ancora più grave perché lascia le vittime come stordite, lascia cicatrici invisibili ma profonde. (Nicola De Santis, www.ecodelcinema.com)

Se la molestia sessuale è sempre odiosa (?) lo è ancora di più in quanto rappresenta un abuso di potere, compiuto da chi sa che tu hai bisogno di quello che lui è in posizione di darti e per cui tu, sicuramente, accetterai di dare qualcosa in cambio: un pezzo di te, del tuo corpo, del tuo tempo, della tua dignità. C'è chi non può sottrarsi al ricatto, chi non vuole, chi non considera troppo grave questa concessione di sé, chi viene da una cultura di sopraffazione e lo accetta come inevitabile, chi se ne serve per i propri scopi. Tutte queste sfumature, e molte altre, sono rappresentate nei personaggi femminili del film. (Daniela Catelli, www.comingsoon.it)

Un film che non racconta solo l'abuso di per sé ma si concentra sulla solitudine che una denuncia del genere può scatenare, illustrando una battaglia che troppo spesso è uno (in questo caso "una") contro tutti ed è raramente equa ma, nonostante ciò, non è necessariamente persa in partenza. Si vuole raccontare una donna che non abbassa la testa davanti a una violenza, che non si demoralizza davanti al muro solido del potere ma vuole abbatterlo ed è disposta ad accettarne le amare conseguenze, con un coraggio che tutti dovrebbero mostrare. (?) In questo film non c'è solo la condizione femminile, c'è il precariato, il potere, l'omertà, l'ignoranza e tante altre realtà del nostro paese che, come tante piccole pennellate, disegnano un quadro più grande. Un film che si muove lento e senza effetti speciali, con la sola intenzione di essere autentico e sincero. (Elisa Pulcini, www.cinemaitaliano.info)