Le nostre recensioni

Grandmaster

Regia: Wong Kar-way - Hong Kong 2013.

Negli anni Trenta, le arti marziali si scontrano e si confrontano tra il sud e il nord della Cina. Nel sud, nei pressi di Foshan, sui metodi rigidi e severi dei maestri emerge e si impone il giovane Ip Man, iniziato alle arti marziali dal maestro Chen Heshun. La sua vittoria sul vecchio maestro del nord Gong Baosen porterà Er, la figlia di Gong, a sfidare Ip in nome della reputazione del clan.

A Wong Kar Wai per realizzare Grandmaster ci sono voluti 8 anni di preparazione e 4 anni dall'inizio delle riprese al termine della post produzione. Il regista si è impegnato in una ricerca che lo ha portato in nove città della Cina per tentare di capire la filosofia delle arti marziali attraverso il racconto di innumerevoli maestri. Ha inoltre raccolto una gran quantità di documenti, di libri e di fotografie d'epoca (non per nulla il film è disseminato di gruppi di persone che guardano in camera mentre la pellicola congela i loro movimenti passando dal colore al bianco e nero). In 133 minuti il film ci racconta la storia di Ip Man che fu il maestro di Kung-fu del giovane Bruce Lee. Tra un combattimento e l'altro, il cinquantacinquenne regista hongkonghese ci parla della storia d'amore platonico tra Ip Man e la bellissima Gong Er, ci narra dell'invasione giapponese del 1936, disprezza giustamente i collaborazionisti, ma si perde spesso e volentieri in lunghi estetismi e in troppe sequenze al rallentatore.

Confesso di non amare le "arti" marziali, forse perché non appartengono al mio retroterra culturale o forse perché comunque non amo la violenza in genere (che arte è quella che nel film fa affermare a Er, la combattiva figlia del maestro Gong: "L'unico rumore che conoscevo da bambina era quello delle ossa rotte"?). Il film si dibatte tra azione, poesia e un po' di noia, in un gioco di luci ed ombre che sono la quintessenza dell'opera di Wong Kar Wai. Beato il tempo in cui i registi di B-movie basati sul Kung-fu erano onesti mestieranti e non miravano a realizzare il capolavoro.
Guido