Le nostre recensioni

TORINO FILM FESTIVAL 2012

PARALLAX SOUNDS

di Augusto Contento. 2012. (Sezione italiana.doc)

Chicago. La cinepresa esplora la città accumulando immagini su immagini: paesaggi urbani incessantemente percorsi dai treni della soprelevata, gente, negozi, officine; e carne di maiale, e acqua, e ancora gente, e grattacieli, e treni treni treni. Alternandosi a queste sequenze di immagini, sei musicisti monologano, o meglio dialogano con un interlocutore silenzioso e fuori campo, parlando del proprio lavoro, delle loro concezioni e della scena musicale di Chicago negli anni '80 e '90. L'impegnativa colonna sonora che commenta le immagini (o che è da esse commentata?) non si arresta mai, nemmeno quando sullo schermo si vede qualcuno dei sei musicisti che suona, tranne in rare sequenze di pochi secondi l'una. L'ossessione dei treni, i palazzi di mattoni rossi e i percorsi in macchina sotto i binari della metropolitana soprelevata, fanno sì che uno pensi ai Blues Brothers praticamente per tutto il film. Ma la cosa viene ignorata dagli autori. Film decisamente più lungo del necessario, innegabilmente noioso, piatto come un'asse da stiro.

VARIATIONS ORDINAIRES

di Anna Marziano. 2012 (Sezione italiana.doc)

Siamo a Roubaix, nel nord della Francia. La macchina da presa, fissa, riprende scorci della cittadina, con voci e suoni in presa diretta. Riprese lunghe e ferme. Nel frattempo, voci fuori campo raccontano con tono pacato una frase che è stata loro detta in passato, che li ha segnati, colpiti o anche feriti in qualche modo. Davanti alla cinepresa, mentre la giornata scorre e lentamente fa buio, passano delle persone, a volte isolate, a volte a gruppi. Le voci fuori campo potrebbero benissimo essere di qualcuna di loro, o di persone così; e le cose che raccontano sono parole semplici eppure intense: dei "*mots* des *pauvres gens"*, per dirla con Léo Ferré. Ci si sorprende a pensare a frasi di cui avremmo potuto raccontare noi, che fanno parte della nostra memoria personale. Questo, credo, crea un legame tra spettatore e film, intenso e umile; privato. Non mi è sembrato esattamente un documentario: piuttosto un'opera di poesia.

ANITA

di Luca Magi. 2012 (Sezione italiana.doc)

All'inizio vediamo uno spezzone di intervista in cui Fellini racconta "Viaggio con Anita", il film che avrebbe voluto girare e di cui resta solo un testo preparatorio. Il film alterna poi delle parti narrative, basate sul testo di Fellini, realizzate con sofisticate riprese "vintage", sgranate e monocrome, simili a disegni a pastello, a parti più documentaristiche girate sui luoghi che l'itinerario di Anita avrebbe toccati, dall'Appennino Toscano, fino al mare. Un viaggio sognante e lieve, condotto sul filo di una memoria che si lega ai paesaggi, alla loro luce, alle piccole cose che si incontrano lungo il cammino. Applauso in sala al termine.

L'UOMO DOPPIO

di Cosimo Terlizzi. 2012 (Sezione italiana.doc)

Due giovanotti, il regista e il suo compagno, vanno in giro per l'Europa, cazzeggiano, preparano una mostra, si sposano, il tutto mentre la voce fuori campo del regista riflette variamente sull'ego l'io e il sé, sul vuoto, sul bosone di Higgs. Le riprese e il montaggio, che hanno un'apparenza volutamente trasandata, ricreano una sensazione di imbarazzante immediatezza, di assenza di mediazioni tra lo spettatore che guarda, ridotto a puro voyeur, e i protagonisti che vivono il loro comunissimo e privatissimo quotidiano.

HOLY MOTORS

di Leos Carax. 2012 (Sezione torino xxx)

Un uomo esce da una villa di buon mattino e sale su una lunghissima limousine bianca, guidata da una non giovane, efficiente, asciutta autista. La giornata dell'uomo si prospetta densa di "appuntamenti" che egli consulta in una cartellina. Si può dunque pensare che si tratti di un importante uomo d'affari. Ma la natura di questi appuntamenti trascina ben presto il film in una dimensione del tutto inaspettata e sorprendente, in cui le cose che succedono sono sempre più misteriose e inquietanti, fino a proporsi, in qualche modo, come una metafisica del reale. Si susseguono davanti a noi quadri di cinema-cinema, che guardiamo rapiti, come il personaggio di Marian in "Possessed" guardava il treno passare, vedendo, per ogni finestrino, una scena di un diverso film. Holy motors ci dice, in sostanza, che la realtà è cinema. Grande prova d'attore del protagonista Denis Lavant. Da segnalare, verso la metà del film, un breve cameo di Michel Piccoli, nella parte, si può presumere, di dio.

THE CAT THAT LIVED A MILLION TIMES

di Kotani Tadasuke. 2012 (Sezione internazionale.doc)

Yoko Sano ha scritto un bel libro per bambini splendidamente illustrato: "Il gatto che visse un milione di volte". Il film prende l'avvio dalla malattia e dalla morte della scrittrice, per mostrarci il ritratto di una serie di donne: alcune leggono una pagina del libro ai loro bambini, altre semplicemente raccontano ricordi e dolori della loro vita passata. A poco a poco il film, con le sue riprese quasi sempre a macchina ferma e con un montaggio lento e placidamente ritmato, ci accompagna in una serena e raccolta meditazione sulla morte, sul vivere, sugli affetti. Qua e là lungo il film, splendidi ritratti di gatti, ripresi mentre stanno fermi e guardano in macchina.

LEVIATHAN

di Lucien Castaing-Taylor e Verena Paravel. 2012 (Sezione internazionale.doc)

La proiezione non inizia con il titolo, ma con una citazione da Giobbe 41, sul leviatano signore dei mari. *«* Fa ribollire come pentola il gorgo, fa del mare come un vaso di unguenti. Nessuno sulla terra è pari a lui, fatto per non aver paura. Lo teme ogni essere più altero; egli è il re su tutte le bestie più superbe. *»* Subito dopo parte una impressionante sequenza di cinema che verrebbe da definire espressionismo astratto. Forme colorate in giallo, verde, rosso, lampeggiano nel buio; la cinepresa le esplora con movimenti frenetici. Un suono continuo e drammatico è esploso dal primo istante: vento, mare agitato, motori, sferragliare di catene, gemere di funi. Sempre per dettagli e per visioni fulminee, ci si accorge che siamo su un peschereccio, di notte, e che si stanno issando le reti. I pescatori, nascosti in cerate lucide di pioggia, sono anch'essi ripresi spesso per dettagli ravvicinati; la loro presenza silenziosa è in qualche modo disumana, da alieni. Le loro rare voci, distorte e incomprensibili, sono solo parte del frastuono incessante. Le scene del trattamento del pesce, di un selvaggio realismo, chiariscono il senso di ciò che vediamo: è in atto una lotta barbarica e frenetica tra il mare e questo misterioso essere fatto di ferro, luci crude e perpetuo fragore. In alto, visti per fulminee occhiate, stormi di uccelli come spettri seguono la nave. Solo una breve pausa di quiete, un marinaio immobile sonnecchia davanti alla tele, e subito ricomincia il fragore, il buio, le reti issate. Allora compare il titolo: "Leviathan". Leviatano, il crudele padrone dei mari, dalla fame insaziabile. Film non adatto a chi ha paura dell'acqua, non adatto agli animalisti. Bellissimo.

L'AMORE E LA FOLLIA

di Giuseppe Casu. 2012 (Sezione italiana.doc)

La vita nelle miniere del Sulcis e le occupazioni del '92 nei racconti di due vecchi minatori che avevano partecipato a quelle lotte. Un vero buon documentario, di quelli fatti per far sapere e far ricordare. Serio e misurato, senza false nostalgie e senza inutili retoriche.

NADEA E SVETA

di Maura Delpero. 2012 (Sezione italiana.doc)

Siamo abituati a veder rappresentare i temi dell'immigrazione in Italia dall'est europeo in termini fortemente drammatici. Questo documentario sa invece usare un linguaggio sereno e disteso per raccontare la non facile vita quotidiana di due immigrate moldave: Nadea che ottiene il permesso di soggiorno e può finalmente tornare in Moldavia per una vacanza, e si arrabatta per ricostruire un rapporto con la sua bambina che non vedeva da più di due anni; Sveta che fa la badante (era programmatrice) in casa di una vecchia signora dai modi scostanti, e cerca di vincere la solitudine andando qualche volta a ballare. Nadea che ritorna in Italia con la figlioletta e la madre, Sveta che va a sua volta in vacanza e può di nuovo cucinare la sua torta speciale per i nipotini. Il film termina con una lunga canzone popolare moldava, cantata dalla famiglia di Sveta mentre è seduta a pranzo intorno al tavolo, che rende percepibile il dolore della lontananza e il bisogno di famiglia di queste donne coraggiose e semplici.

WHISKY GALORE!

di Alexander Mackendrick. 1949 (Sezione festa mobile)

Whisky galore, cioè whisky a volontà. Deliziosa commedia, esordio alla regia di Mackendrick (suo, nel '55, "La signora omicidi"). Durante la II guerra mondiale, quando il whisky è duramente razionato e quindi introvabile per i disperati cittadini di un'isoletta delle Ebridi, a ovest della Scozia, una nave va a naufragare proprio sulle loro coste: a bordo, 50.000 casse di whisky! A questo punto l'intero paese (vi ricordate "Svegliati Ned"?) si coalizza per salvare parte del carico, prima dal naufragio, poi dalle grinfie dell'antipatico agente inglese del fisco, che con l'aiuto del capitano delle guardie locali, vorrebbe sequestrare le preziose bottiglie. Il commento musicale, pomposamente drammatico-guerresco, sottolinea ironicamente le eroicomiche imprese degli isolani. La versione originale consente di appezzare la deliziosa parlata gaelica dei vari personaggi.

AMLETO2

di Felice Cappa. 2012 (Sezione festa mobile)

Il film, girato pleonasticamente in 3D, è la registrazione di uno spettacolo teatrale, scritto e interpretato da Filippo Timi. Si tratta di una riscrittura ridanciana dell'Amleto, e il titolo vorrebbe appunto dire che questo Amleto viene per secondo, dopo il primo del 1600. Ardua pretesa, visto che l'idea di riscrivere l'Amleto anche in chiave comica e grottesca non è certo nuova, come del resto testimoniano i frequenti tentativi dell'autore di imitare Carmelo Bene. La comicità dello spettacolo è di tipo bagaglinesco, diciamo per palati indulgenti; tette generosamente al vento, toccatine e strizzatine, e altre amenità varie arricchiscono lo spettacolo. Applausi frequenti in sala, ogni volta che si sentivano gli applausi registrati nel film.

HOME SWEET HOME

di Enrica Colusso. 2012 (Sezione italiana.doc)

Documentario pacato ed efficace che racconta l'espulsione degli inquilini da due grandi complessi di edilizia popolare nel cuore di Londra. L'autrice dà la parola ad alcuni di questi inquilini nell'arco di tre anni, ascoltando i loro problemi, documentando i loro tentativi di farsi ascoltare dalle autorità, registrando le loro delusioni, fino al progressivo abbandono degli edifici destinati alla demolizione.

FATTI CORSARI

di Stefano Petti e Alberto Testone. 2012 (Sezione italiana.doc)

Nel film è Alberto Testone stesso a raccontare la propria storia di odontotecnico cresciuto in borgata Fidene, nella periferia romana, che da sempre vuole fare l'attore e a cui tutti dicono che somiglia a Pasolini. E allora decide di andare alla scoperta dei luoghi e dei personaggi che Pasolini ha amato e filmato, per portare finalmente in scena il suo idolo. Tra tenacia e delusioni, arriverà a interpretare la parte del protagonista in "Pasolini, la verità nascosta", di Federico Bruni.

CALL GIRL

di Mikael Marcimail. 2012 (Sezione torino 30)

Film duro e teso, dalla forma impeccabile, racconta di due minorenni che, nella Svezia degli anni 70, finiscono coinvolte in una efficiente rete di ragazze squillo, che conta tra i suoi clienti uomini di primo piano della politica e della magistratura. Due poliziotti, praticamente soli contro tutti, tentano di incastrare i responsabili. Il racconto comincia in tono dimesso e come viscoso, senza aver subito una chiara linea narrativa, ma a poco a poco acchiappa lo spettatore e non lo molla, fino al colpo allo stomaco finale.

DE JUEVES A DOMINGO

di Dominga Sotomayor. 2012 (Sezione festa mobile)

Una famigliola, padre madre e due figli, partono in auto per un viaggio nel Chile settentrionale. Percorrono un paesaggio desertico e piatto, una quebrada in cui scorre un torrentello con poca acqua. Il film racconta il viaggio per filo e per segno. Racconta meticolosamente ogni minimo dettaglio del viaggio, ogni sosta, ogni capriccio, ogni "gioco da auto in viaggio" tipo indovina cosa penso, ogni cibo, bevanda, musica. E tutto molto normale, quotidiano, banale. Tutto troppo normale. Ci siamo abituati a pensare che quando in un film va tutto troppo liscio, e non succede niente, è perché sta per succedere qualche grosso guaio. Si comincia a guardare il film con un filino d'ansia. Oddìo ora che succede; i figli si perderanno; degli sbandati li aggrediranno; l'auto sarà trascinata via da una piena improvvisa; li assalirà un orso. Be' magari un orso no, diciamo dei coyotes, pure meglio. In realtà, niente di tutto questo; dopotutto il film racconta "da giovedì a domenica", quattro giorni qualunque di quattro vite qualunque. Naturalmente poi qualcosa effettivamente succede, ma nel frattempo siamo ormai pronti per restare delusi. Il climax non scalda più di tanto un film freddo dall'inizio alla fine.

THE PERVERT'S GUIDE TO IDEOLOGY

di Sophie Fiennes. 2012 (Sezione festa mobile)

Secondo film-conferenza del filosofo e psicanalista Slavoj Zizek, dopo "The pervert's guide to cinema", sempre con la regia di Fiennes. Brillante fabulatore e appassionato di cinema, Zizek utilizza spezzoni di film per illustrare e dare corpo alle sue argomentazioni. In questo film parla dell'ideologia: come nasce, in che modo funziona, chi come e perché se ne serve, che effetti produce e come combatterla. Una battuta tra le tante vorrei raccontarla. Cita la famosa frase di Ivan Karamazov *"Se Dio non esiste, tutto è permesso*" e aggiunge: "Al contrario, è proprio se dio esiste che tutto è permesso". E sullo schermo, un aereo si schianta contro una delle torri gemelle. Una caratteristica visiva di questo film è che se un discorso inizia mentre lo schermo mostra una scena di un certo film, quando la cinepresa torna a inquadrare lui, lui è vestito in modo da ricordare quella scena, e si trova in un ambiente che approssimativamente la ripete. Per esempio, vediamo De Niro sdraiato sulla brandina in Taxi driver, e quando la macchina torna su Zizek, eccolo sdraiato su una brandina del tutto simile, con la stessa ripresa dall'alto. Consigliato per cinefili, purché amanti di buoni ragionamenti e di filosofia.

VIAGGIO IN ITALIA

di Roberto Rossellini. 1954 (Sezione festa mobile)

Il capolavoro di Rossellini, con una grande Ingrid Bergman. La copia proiettata al festival, restaurata, aveva diversi motivi d'interesse. Intanto era in inglese. Diceva Gianni Amelio, presentandola, che la versione inglese è in realtà quella originale; e in effetti i labiali dei protagonisti confermano. Ma non è solo questo. La versione inglese rende comprensibili alcune scene in cui qualcuno parla in inglese e qualcun altro risponde in napoletano. E giustamente non si capiscono. Poi gli italiani che nel film parlano inglese lo fanno con accento italiano (napoletano). Anche questa finezza nella versione italiana si perde. Bellissima la scena del cicerone che parla con Katherine (la Rossellini) un volenteroso inglese, ma quando lei lo pianta in asso a metà visita, lui aggiunge a mezza voce "Ma che vvuo' chist'!" con un effetto comico che in italiano non è più lo stesso. Anche le canzoni popolari napoletane che costellano tutto il film, se ascoltate sullo sfondo di dialoghi in inglese, acquistano una forza drammaturgica del tutto diversa, come un sapore esotico, segnalano che i protagonisti sono all'estero, sono in un paese misterioso e pittoresco; e allora ecco che si capisce il grosso spavento che prova Katherine quando rischia di essere trascinata via dalla folla della processione. Spavento che in effetti, nella versione italiana, appare abbastanza esagerato. Ultima cosa, nella versione inglese è compresa una breve scena mai aggiunta nella versione italiana. In questa scena Anna Proclemer, nei panni di una prostituta, sale in macchina con Alex, il protagonista, e scambia con lui poche frasi. Lei, con espressioni castigatissime, avanza una proposta, lui, altrettanto castigato, declina l'offerta. Tutto qui. Eppure tanto bastò perché nel '54 questa scena non potesse circolare in Italia. E fu tagliata.

I DON'T SPEAK VERY GOOD, I DANCE BETTER

di Maged El Mahedy. 2012 (Sezione italiana.doc)

Il regista lega insieme e fa rispecchiare l'uno nell'altro, tre temi diversi. La danza del grande coreografo egiziano Mahmud Reda (è sua la frase del titolo) e della danzatrice Farida Fahmy; il suo ritorno al Cairo per aiutare il fratello gravemente malato al fegato; gli episodi di Piazza Tahrir, con i grandi entusiasmi e le speranze che hanno suscitato. Sia le vicende private della famiglia del regista (il bisogno di un trapianto), sia la danza con la sua leggerezza, assumono la valenza di metafore di ciò che è accaduto in Piazza Tahrir. Piazza Tahrir è il trapianto di cui l'Egitto ha bisogno; Piazza Tahrir è la danza che può farlo volare.

INTERNATIONAL SIGN FOR CHOKING

di Zach Weintraub. 2012 (Sezione onde)

Giovanotto americano, aspirante cineasta, arriva a Buenos Aires per girare un documentario. Perde tempo, si scopa la vicina di stanza, gira qualcosina all'ultimo minuto e se ne va. Fine del film. E il soffocamento (choking)? Mah.

FINAL CUT - LADIES AND GENTLEMEN

di György Pálfi. 2012 (Sezione torino xxx)

Gran bel giocattolo divertente questo film, costruito interamente con centinaia di sequenze di altri film. Per quanto sembri incredibile, questo collage consente di seguire un vero e proprio filo narrativo, al centro del quale ci sono un lui e una lei (e un rivale); personaggi che naturalmente cambiano ad ogni inquadratura in una girandola continua di visi e ambienti. Eppure il montaggio è fatto così bene che non ci si perde mai, e la direzione narrativa della scena resta sempre chiara. Inquadratura dopo inquadratura, non si resiste alla tentazione di cercare di riconoscere i vari film. Spesso non si fa in tempo a farsi venire in mente un titolo, che già segue un'altra inquadratura, e un'altra e un'altra. A volte si verrebbe da esclamare No! Ferma! Voglio vedere un pezzo più lungo di questo film! Ma la vorticosa corsa delle citazioni è inarrestabile. Al termine, il lungo elenco dei film utilizzati. Se uscirà il DVD bisognerà averlo, per organizzare gare di riconoscimento con gli amici, dopo cena. "Final cut" mi ha fatto venire in mente "The clock", l'opera di Christian Marclay, Leone d'oro alla Biennale di Venezia 2011 (biennale d'arte, non di cinema), un film pazzesco che dura 24 ore, ed è fatto tutto di spezzoni di film in cui si vede, o viene detta, l'ora, e proiettato in modo che l'ora sullo schermo corrisponda sempre all'ora dello spettatore.

L'ÎLE DES MORTS

di François Farellacci. 2012 (Sezione italiana.doc)

Quando ho letto questo titolo sul programma del festival mi sono detto: un film su Böcklin? in francese? Uàu, interessante. Ma mi sbagliavo. L'isola dei morti è qui la Corsica, dove gli incidenti stradali mortali sono più frequenti che altrove, e dove la gente sembra avere con la morte un rapporto più rilassato, fatalista, quasi amichevole.

LA SECONDA NATURA

di Marcello Sannino. 2012 (Sezione italiana.doc)

L'avvocato Gerardo Marotta ha fondato a Napoli nel 75 l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, e tuttora lo dirige. Sannino ha realizzato un documentario su di lui, che è nello stesso tempo un documentario che ci parla della grande tradizione culturale di Napoli. E' bello ascoltare la tenacia, la passione da ventenne con cui Marotta si batte per promuovere la cultura, che per lui dev'essere come una seconda natura. E mette i brividi ascoltare con quanta lucidità analizza i mali che affliggono il nostro paese. Due distinti applausi alla fine, all'inizio e alla fine dei titoli di coda.

L'ÉTOILE DU JOUR

di Sophie Blondy. 2012 (Sezione festa mobile)

Siamo in un modestissimo circo accampato in riva al mare nel nord della Francia. Della troupe, popolata di personaggi bizzarri, fanno parte Elliot il clown e l'angelica Angèle, la ballerina, che lo ama riamata. Ma il collerico direttore, che segretamente si arricchisce alle spalle della troupe, vorrebbe sedurre Angèle, e la zingara procace, dalle arti magiche e dalla voce pericolosa, ama tormentosamente il clown. Il dramma che ne scaturisce ha una sua inevitabilità da tragedia antica, ma poiché ha anche la mitezza dei sogni, nessuno muore. Angèle cede al bieco direttore per salvare il suo amato, ma lui ancora la incontrerà in un cielo di sogno, in sella a una moto di vimini. La fotografia di questo film è particolarmente curata ed è forse il suo pregio maggiore, insieme alla bella colonna sonora, e all'interpretazione di Denis Lavant, già ammirato in Holy motors. Curiosa la presenza silenziosa di Iggy Pop, nei panni bianchissimi di una specie di spirito guida sognato da Elliot.

A LIAR'S AUTOBIOGRAPHY - THE UNTRUE STORY OF MONTY PYTHON'S GRAHAM CHAPMAN

di Bill Jones, Jeff Simpson e Ben Timlett. 2012 (Sezione festa mobile)

Un film d'animazione che racconta, con uno stile irriverente alla Monthy Pyton, la storia di Graham Chapman, nome di punta del gruppo comico inglese, morto di cancro nel 1989. Ben 15 gruppi di animatori hanno collaborato alla realizzazione della pellicola, cosicché la grafica con cui sono rese le varie scene non è sempre la stessa, ma cambia di volta in volta; con un livello qualitativo che fatalmente nemmeno lui può essere sempre lo stesso. Curiosa la scelta di ricorrere alla tecnica 3D, dal momento che lo stile grafico usato non sembra di quelli che si avvantaggiano dell'uso della terza dimensione. Gli antichi compagni di scena partecipano tutti e cinque alla realizzazione del film, dando voce ai propri avatar animati, nonché a una serie di altri personaggi. Interessanti i numerosi inserti tratti da scene tagliate dei vari sketch.

WRONG

di Quentin Dupieux. 2012 (Sezione rapporto confidenziale)

Il film di Dupieux ci racconta la storia deliziosamente strampalata di un giovanotto dall'aria sempre un po' smarrita, che si alza un mattino e scopre che il suo cane è stato rapito. E' stata l'organizzazione del misterioso Maestro Chang, che vuole solo indurlo ad amarlo di più. Ha un giardiniere che gli fa osservare che la sua palma si è trasformata in un abete, ha un lavoro da cui è stato licenziato da tre mesi, ma lui continua a presentarsi in ufficio, ha una telefonista di pizzeria che senza conoscerlo vuole assolutamente far l'amore con lui, ha un vicino di casa che vuole partire, anche se non sa per dove: "Guiderò sempre dritto". Insomma tutto nel film, i dialoghi, i personaggi, gli avvenimenti, tutto ha una particolare vena surreale: impagabile la scena dell'ufficio, in cui tutti lavorano impassibili sotto una pioggia torrenziale, mentre fuori c'è il sole. Alla fine il cane viene finalmente ritrovato. Nel frattempo, l'auto del vicino avanza imperterrita in uno sterminato deserto.

SIGNO' BELLUSCONE... DICA!

di Franco Maresco. (Sezione documenti)

Il film di Maresco, "Belluscone. Una storia siciliana" non è ancora pronto. Al TFF ne ha presentato degli spezzoni, commentandoli insieme a Tatti Sanguineti in veste di intervistatore, nel corso di una lunga, divertentissima chiacchierata. Centrale nel film sarà la figura di Ciccio Mira, singolare tipo di palermitano, che sembra uscito paro paro dalla fantasia di Franco Maresco, ed è invece autentico, e fa l'impresario (un po' alla Danny Rose) di cantanti neomelodici. Nel film compariranno anche Marcello Dell'Utri e Vittorio Sgarbi. Maresco ha promesso che sarà presto concluso. Forse sarà pronto per Berlino 2013.

TABU

di Miguel Gomes. 2012 (Sezione onde)

Il film è diviso in due parti. Nella prima un'anziana signora vive con una badante di colore e non ci sta più molto con la testa. Anche una vicina di casa si occupa di lei ogni tanto. La figlia invece non si fa mai vedere. Quando è ormai prossima a morire, la donna manda a cercare una certa persona, che la vicina si occupa di rintracciare. Si tratta di un uomo anche lui molto anziano, che non si sa chi sia. La donna muore prima che lui possa vederla. Ma, dopo il funerale l'uomo racconta la propria storia, e questa è la seconda parte del film. Veniamo allora a sapere che tra lui e l'anziana donna ci fu un tempo un grande e lungo amore, quando ambedue vivevano nelle colonie portoghesi in Africa, in un ranch ai piedi del monte Tabu. Amore illegittimo, a causa del quale fu commesso anche un omicidio. Tutto il film è girato in bianco e nero, con formato dello schermo quasi quadrato, come i vecchi film muti. Non è però un film muto, anche se spesso viene preferita la voce narrante fuori campo ai dialoghi tra i personaggi.

GINGER E ROSA

di Sally Potter. 2012 (Sezione festa mobile)

Questo è il film scelto per la chiusura del TFF 2012. Ginger e Rosa sono due ragazze londinesi, nate nello stesso giorno in cui fu fatta esplodere la Bomba su Hiroshima. Sono figlie di due amiche, e loro stesse sono amiche inseparabili. Crescono ridarelle e presto ribelli. Ora siamo nel 1962, l'anno della crisi dei missili di Cuba. Ginger scrive poesie e scopre il pacifismo, sulle orme di suo padre, e si impegna "contro la Bomba". Va a vivere con lui, che è separato dalla madre. Ginger e Rosa frequentano l'uomo e questi, irresponsabilmente, inizia una relazione con Rosa. Tutta la vicenda, e il dramma che ne nasce, sono resi dalla regista con una sensibilità squisitamente femminile. Notevole la qualità della fotografia, che predilige l'uso di primissimi piani per i visi, soprattutto di Ginger. Notevole la splendida colonna sonora, fatta quasi tutta di brani jazz. La scena drammatica in cui la relazione tra Rosa e il padre di Ginger viene conosciuta dagli altri personaggi è costruita con la precisione di un orologiaio. Si può anzi dire che l'intero film è sapientemente costruito in modo da culminare in questa scena: dalla iniziale spensieratezza delle ragazzine, alle incomprensioni con le madri, all'impegno crescente di Ginger, alla sua angoscia per il comportamento del padre, all'arresto di lei nel corso di una manifestazione pacifista. Da rivedere.