Animal House

Recensione del 10 gennaio 2020 di Stefano

Regia: John Landis - USA 1981.

Il ritorno al cinema (7, 8 e 9 ottobre) di Animal House è uno stimolo a parlare nuovamente di questo cult, firmato nel 1981 da John Landis, un regista statunitense che aveva alle spalle solo un paio di pellicole. Come ha detto giustamente qualcuno, le riprese di Animal House sono un po' le prove generali per quel classico insuperabile che sarà The Blues Brothers (1982), il suo film successivo.


Nel primo sono contenuti in nuce molti dei temi che saranno approfonditi nel secondo: ad esempio i momenti musicali e di danza, l'insofferenza verso le istituzioni, il rapporto con la minoranza afroamericana. Landis comincia a giocare con gli stereotipi propri degli statunitensi, insieme rinvigorendoli e destrutturandoli. Ma ciò che nel musical dell'82 troverà una solida armonia, in questa commedia appare più frammentato, a causa soprattutto di una certa pochezza della sceneggiatura. Tuttavia Animal House rischia spesso di essere sottovalutato. Per esempio sarebbe tutta da studiare la carica parodica contro i film che "commemoravano" gli anni '50-'60, come American Graffiti (George Lucas, 1973) e Grease (Randal Kleiser, 1978), i quali tanto spopolavano all'epoca, e di cui l'opera di Landis (ambientata nel '62) rappresenta una vera controparte, anche se in realtà filologicamente più autentica (il movimento rock'n'roll non nacque dalla brillantina, ma da una volontà di anticonformismo*, e portò ad un graduale avvicinamento tra i giovani bianchi e di colore).


Un altro imprescindibile punto a favore del regista è la splendida direzione degli attori: sono tutti straordinari, anche se ovviamente spicca John Belushi, che rivela per la prima volta sul grande schermo la sua irresistibile vis comica. Qui la sua prova è formata da tanti assoli in cui domina la scena (e infatti è evidente la solitudine del suo personaggio, Bluto), mentre in Blues Brothers darà il meglio di sé nell'interplay con la "spalla" Dan Aykroyd. Senza proseguire oltre con i parallelismi col capolavoro di Landis, la peculiarità di National Lampoon's? è una ben più marcata forza dissacrante, che raggiunge livelli di provocazione ancora oggi "scomodi". Si veda il rito d'iniziazione presso la Omega House, che mescola sapientemente simbologia ariana e religiosa (con tutto il sottotesto sadomaso e gay che ne consegue); oppure il frammento in cui una donna vestitasi da coniglietta per la parata viene scaraventata dalla strada dentro una casa, atterrando su di un letto dove un ragazzino, che stava sfogliando Playboy, ringrazia Dio per quel "dono".


Proprio con la delirante sequenza finale della manomissione della parata, il film si dimostra la vittoria dei "brutti, sporchi e cattivi"* studenti della Delta House, i quali rivelano però un maggiore senso di uguaglianza e una mentalità ben più aperta dei loro colleghi della Omega House, decisamente conservatori. E la pellicola abbonda di scene in cui i protagonisti ordiscono beffe ai danni di borghesi e militari, gettando panico e disordine, fino all'apice di anarchia conclusiva (non sono pochi i punti di contatto con Zero in condotta di Jean Vigo, 1933).


Animal House sembra percorso da un sentimento di ribellione post-sessantottino, anche se plasmato nei canoni del comico. Da questo punto di vista John Landis si dimostra un ideale ponte tra il cinema statunitense degli anni Settanta e quello degli anni Ottanta. Infatti se The Blues Brothers fa nostalgicamente il bilancio di un decennio (di cinema) americano, quegli anni '70 fatti di musica rock (e di film musicali), di inseguimenti con le auto e di libertà anelata ma in fondo negata, Animal House precorre gli spensierati anni '80 (anche se, come abbiamo visto, il film di Landis tanto spensierato poi non è). National Lampoon's? diventerà un modello per le commedie giovanili successive, fonderà un nuovo genere, il college movie, ma i suoi successori ne saranno copie sbiadite che fraintenderanno l'idea di fondo: l'aspetto comico prenderà il sopravvento sulla matrice politicamente impegnata che, seppur ben nascosta, permea gran parte di Animal House. Stefano

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