THE MASTER

Recensione del 10 gennaio 2020 di Stefano

Regia: Paul Thomas Anderson - USA 2012

Il titolo dell’ultima fatica di P.T.A. (ormai diventato un marchio di qualità), sembra richiamare intrinsecamente un’altra parola: “masterpiece”. Ma purtroppo, nonostante siano visibili gli sforzi immensi compiuti dal regista per far sì che questo passaggio semantico si realizzi (leggi: film estremamente ambizioso), non siamo dalle parti del capolavoro. Anzi, si tratta di un film addirittura deludente, viste le altissime aspettative.


Un cast stellare – tra cui l’immancabile Philip Seymour Hoffman – la pellicola in 70 millimetri, una regia come al solito curata ed “epica”, fatta di movimenti lenti ed ipnotici (come le ormai celebri carrellate laterali di Anderson) che esaltano le gesta degli attori e la splendida fotografia. Insomma, il regista costruisce un’impalcatura spettacolare… ma su delle basi estremamente fragili. Infatti sembra così ossessionato dall’aspetto estetico, dal come rappresentare la storia, che si dimentica quasi di che cosa sta raccontando. La sceneggiatura è il punto debole del film, la componente mal posizionata che fa crollare questo enorme castello di carte. La storia è oggettivamente inconcludente: senza azione, ma anche senza quegli intrighi psicologici che dovrebbero compensarla.


I due protagonisti (interpretati entrambi in modo un po’ troppo barocco) risultano davvero piatti, senza cambiamenti nel corso della proiezione, e il rapporto tra i due prosegue evitando potenziali momenti davvero drammatici. Quindi la domanda che viene spontanea porsi è: perché donare una tale imponenza esteriore ad una trama che alla fine non ha nulla di epico? Al confronto col precedente There will be blood / Il petroliere, The Master sbiadisce: anche lì era stato scelto un momento preciso e significativo della storia statunitense, anche lì vi era l’incontro/scontro tra due figure maschili importanti, così come la musica dissonante ed azzeccata di Jonny Greenwood, ma era molto presente ciò che invece manca nell’ultimo: un respiro narrativo coinvolgente, che sappia catturare lo spettatore e non lo molli fino alla fine. The Master rimarrà ai posteri come un freddo esercizio di stile, un lavoro impeccabile ma noioso, dove tutto sembra perfettamente al suo posto e in realtà è così tremendamente fuori luogo.



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