mercoledì 22 e giovedì 23 maggio 2019 - ore 21

TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI

(Three Billboards Outside Ebbing, Missouri) Regia e sceneggiatura: Martin McDonagh - Fotografia: Ben Davis - Montaggio: Jon Gregory - Interpreti: Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Peter Dinklage, John Hawkes, Abbie Cornish, Caleb Landry Jones, Lucas Hedges, Kerry Condon, Zeljko Ivanek, Amanda Warren - USA 2017, 115', Fox.

Le tragicomiche vicende di una madre che, in cerca di giustizia per l'omicidio della figlia, ingaggia una lotta contro un disordinato branco di poliziotti pigri e incompetenti. Dopo mesi trascorsi senza passi in avanti nelle indagini, Mildred decide di prendere in mano la situazione e, dando fondo ai suoi risparmi, noleggia, sulla strada che porta in città, tre grandi cartelloni pubblicitari sui quali piazza una serie di messaggi polemici e controversi, rivolti al capo della polizia. Bill Willoughby, lo stimato sceriffo di Ebbing, prova a far ragionare la donna, ma quando entra in campo il suo vice, immaturo, violento e aggressivo, lo scontro si trasforma in una battaglia senza esclusione di colpi, calci, schiaffi, morsi e insulti.

Three Billboards è un film che nasce sulla base di una sceneggiatura solidissima: tanto per l'intreccio che mescola commedia nera, neo-noir e western contemporaneo con sfacciata agilità, quanto per i dialoghi che sono secchi, divertentissimi, pieni d'insulti e di sarcasmo ma senza l'ombra di inutili tarantinismi. Come non ha nulla di coeaniano, ma è estremamente personale, il giocare sottile del film con l'assurdo e il paradossale. (?) Una madre in cerca di giustizia, o di vendetta, per la morte atroce di una figlia; uno sceriffo malato; i suoi assistenti razzisti e bifolchi; un mondo violento e indifferente, ignorante; odio che alimenta altro odio, violenza che si somma alla violenza. Fino a quando un gesto estremo non apre uno spiraglio alla calma e alla compassione, non versa una goccia d'amore in quel mare scuro e profondo fatto di cattiveria riuscendo - forse - a dare la stura a un processo inverso. Perché, se il male è contagioso, può esserlo anche il bene. Ma attenzione, perché McDonagh non è tipo da buonismi zuccherosi, e rimane ruvido e cinico fino alla fine: una fine che è aperta, che è tutta da vedere. (Federico Gironi, www.comingsoon.it)

A McDonagh bastano a volte una manciata di battute per delineare con precisione sentimenti e stati d'animo dei vari personaggi. (?) Ma un'altra componente fondamentale della storia, che sta attorno ai personaggi ma in realtà fa parte dei personaggi stessi, è Ebbing: lo specchio di una certa provincia americana, e forse dell'America stessa, con la sua pretesa di innocenza e i suoi pregiudizi semi-inestirpabili, la sua ansia di ordine e di giustizia e, di contro, la sua violenza repressa, ma talvolta portata ad esplodere. Ecco, Tre manifesti a Ebbing, Missouri riesce nell'impresa di unire in maniera fluidissima - ma al contempo traboccante di umorismo - tali dicotomie: a volte servendosi solo di meri dettagli, come quando uno scontro feroce (uno dei momenti clou del film) è scandito dalla voce di Joan Baez e dalla melodia folk di The Night They Drove Old Dixie Down. E con un approccio tanto libero e coraggioso, perfino un soggetto del genere evita a piè pari le trappole della retorica, ribaltando continuamente le prospettive e le posizioni morali dei suoi personaggi e congedandosi con un finale sapientemente ambiguo, in cui però la furia vendicatrice sembra cedere il posto a un rinfrancante senso di humanitas, suggellato dalla più improbabile delle amicizie. (Stefano Lo Verme, movieplayer.it)