giovedì 13 giugno 2019 - ore 21

UN SOGNO CHIAMATO FLORIDA

(The Florida Project) Regia, montaggio: Sean Baker - Sceneggiatura: Chris Bergoch, S. Baker - Fotografia: Alexis Zabe - Interpreti: Willem Dafoe, Brooklynn Prince, Valeria Cotto, Bria Vinaite, Christopher Rivera, Caleb Landry Jones, Macon Blair, Karren Karagulian, Sandy Kane, Cecilia Quinan - USA 2017, 115', Cinema.

Moonie, Scooty e Jancey vivono in Florida, in una zona degradata tanto vicina a Disneyland quanto lontana dal suo gioioso e spensierato benessere. I tre hanno circa sei anni, e riescono ancora a trasformare una realtà fatta di fast food, trash televisivo e quotidiana miseria in un'avventura alla Tom Sawyer e Huckleberry Finn. Le tre simpatiche canaglie abitano in quei terrificanti motel coloratissimi ma squallidi che popolano le periferie della Florida, e le madri dei bambini (i padri sono del tutto assenti) non hanno un lavoro stabile e campano alla giornata.

Vivere al Magic Castle Hotel, un residence dalle pareti colorate di lilla, può sembrare piacevole e divertente. Soprattutto se il residence si trova a pochi passi da Disneyland, il parco dei divertimenti più famoso al mondo. Per Moonee, Scooty e Jancey - i giovani protagonisti di Un sogno chiamato Florida - effettivamente le giornate trascorrono in libertà, scorrazzando e divertendosi spesso a spese degli adulti. Peccato, però, che per gli adulti in questione, la vita non sia così prodiga di soddisfazioni e divertimenti. Perché il luogo dove abitano è un motel che accoglie gente che fatica a sbarcare il lunario. Madri sole che faticano a tirar su i figli; giovani donne che, come Halley, mamma della seienne Moonee, passano le giornate a guardare tv spazzatura, a litigare con Bobby, il gestore del motel - interpretato da un ottimo William Dafoe - o, peggio, a prostituirsi per poter pagare l'affitto. È un'America borderline, quella descritta da Sean Baker. L'America povera e derelitta delle periferie in cui il sogno americano, con le luci sfavillanti del parco dei divertimenti, si frantuma inesorabilmente sulle pareti del residence, inutilmente colorate per fingere un'allegria che qui, nella parte sbagliata di Disneyland, non c'è più. (?) Un sogno chiamato Florida ha il merito di far conoscere una realtà inimmaginabile ai più. La progressiva crisi che ha colpito molti americani e ha trasformato i motel che sorgono ai lati della US Highway 192, l'arteria che taglia in due la Florida, da luogo per turisti spensierati ad abitazioni per famiglie in difficoltà. Qui i protagonisti del film rappresentano l'altro volto dell'American Dream. Un sogno che si dissolve nel pianto, tanto disperato quanto improvviso, della piccola Moonee, interpretata da una fantastica Brooklynn Prince. Il mondo fiabesco e luccicante della Disney è sempre là, dall'altra parte della strada, inutile per chi, come gli abitanti del Magic Castle Hotel, è stato relegato nei bassifondi della società. (Marcello Perucca, www.silenzioinsala.com)

Un mondo socialmente rassegnato, senza scuole, dove i padri sono assenti e le madri (pure le nonne) provano a tenere insieme come possono il pranzo con la cena. Brooklynn Kimberly Prince è davvero stupefacente per la naturalezza con la quale incarna "la piccola peste", alla fine non così tosta come pensiamo; mentre Bria Vinaite è la mamma emotivamente scorticata pronta a tutto pur di non farsi togliere la figlia. Dafoe, finalmente in una parte da buono, è l'unico divo della compagnia: una sorta di zio buono e fattivo, intrappolato in quel simulacro di sogno, deciso a salvare il salvabile, se possibile la dignità di quei bambini. (?) Bobby custodisce lo sguardo del regista, forse anche quello di noi spettatori. (Michele Anselmi, www.cinemonitor.it)