GIULIO REGENI - TUTTO IL MALE DEL MONDO
mercoledì 30 settembre e giovedì 1 ottobre 2026 - ore 21
Regia: Simone Manetti - Sceneggiatura: Emanuele Cava e Matteo Billi - Italia 2026, documentario 105’, Fandango Distribuzione.
La pellicola restituisce il periodo delle dittature in Egitto quando, caduto il regime militare, il nuovo presidente Abdel Fattah Al-Sisi si accingeva a coprire, ma non a porre fine, i crimini del predecessore Mubarak e con una barbara azione dei servizi segreti eliminava ogni possibile minaccia per il suo regime, anche chi stava svolgendo una ricerca universitaria sulle unioni libere dei sindacati dei venditori ambulanti. (…) Manetti mette assieme i molti pezzi, alcuni mancanti, del puzzle sulla morte di Regeni, ma documenta anche i luoghi della vicenda, la periferia della capitale dove la vita è difficile e la legalità non è assicurata, piazza Tahrir, luogo delle manifestazioni ogni 25 gennaio, ricorrenza della primavera araba, l’appartamento di Giulio, e soprattutto le strade trafficate di giorno e di notte e i mercati caotici e illegali. Ne esce un ritratto di un Paese complottista che ha tentato di nascondere i fatti, ha demonizzato l’Italia e le manifestazioni pubbliche pro Regeni (…). Se il perché, non accettabile in uno Stato di diritto, è stato raccontato grazie alle testimonianze sfilate nell’aula di tribunale, il come quell’atto sia stato perpetrato è inaccettabile per una democrazia, tanto da far dire a una madre, pensando a quel figlio mai più visto e sintetizzando la tragedia familiare e umana, che a quel ragazzo è stato fatto “tutto il male del mondo”. (Michela Manente, cinecriticaweb.it)
Gli striscioni gialli che la famiglia Regeni regge da dieci anni riportano la scritta “Verità per Giulio” perché sul loro figlio si è detto di tutto e il documentario ha l’obiettivo di fare chiarezza, qualora qualche bugia abbia erroneamente attecchito nella mente dello spettatore. Giulio si era laureato in "Arabic e Politics" a Leeds nel Regno Unito e in Egitto ci era arrivato per condurre una ricerca sui sindacati egiziani e concludere il Master di Cambridge. Non era un giornalista, non era una spia, non era un attivista, non è morto per un incidente stradale. Era un ricercatore che voleva raccontare la realtà e questo, in alcuni Paesi, si paga ancora con la vita. La rabbia è tanta, soprattutto se ci si inizia a porre una domanda che, a un certo punto, sembra inevitabile: perché? Un perché, ci viene spiegato, non c’è. Questa è la realtà del regime, in cui la vita degli esseri umani non vale nulla e la solidità del potere si regge su due pilastri: la paura e l'omertà. Giulio poteva essere salvato, ma nessuno ha avuto il coraggio di aiutarlo; nessuno ha avuto il suo stesso senso di giustizia, una giustizia che dovrebbe essere uguale per tutti. Non è una visione facile. Il volto di Giulio diventa una voce, le foto sui giornali prendono forma in video d’archivio che ci raccontano le ultime ore della sua vita e tutte le incongruenze su questo caso. Una visione dolorosa, ma necessaria per non dimenticarlo, per dedicargli un piccolo pensiero ogni volta che vedremo quel giallo, che ormai ha assunto il significato del verde: quello della speranza. (Alice Rosa, www.cinefacts.it)