Suburbana Collegno

LA GRAZIA

mercoledì 2 e giovedì 3 dicembre 2026 - ore 21

Regia e sceneggiatura: Paolo Sorrentino - Fotografia: Daria D'Antonio - Montaggio: Cristiano Travaglioli - Interpreti: Toni Servillo, Anna Ferzetti, Orlando Cinque, Massimo Venturiello, Milvia Marigliano, Giuseppe Gaiani, Giovanna Guida, Alessia Giuliani, Roberto Zibetti, Vasco Mirandola, Linda Messerklinger, Rufin Doh Zeyenouin - Italia 2025, 131’, Piper Film.

Mariano De Santis è il Presidente della Repubblica. Vedovo, cattolico, ha una figlia, Dorotea, giurista come lui. Alla fine del suo mandato, tra giornate noiose, spuntano gli ultimi compiti: decidere su due delicate richieste di grazia. Veri e propri dilemmi morali. Che si intersecano, in maniera apparentemente inestricabile, con la sua vita privata. Mosso dal dubbio, dovrà decidere. E, con grande senso di responsabilità, è quel che farà questo grande Presidente della Repubblica Italiana.

Un ritratto immaginario di Mariano De Santis, Presidente della Repubblica (…) giunto alla fine del suo mandato, stanco nel fisico e nell’anima dal peso del ruolo che ha dovuto sostenere e, soprattutto, dalla perdita dell’amata moglie Aurora, e dei compiti gravosi che lo tormentano (…). Un personaggio di pura finzione, serio e rigoroso, giurista e cattolico, rimasto vedovo con due figli, Riccardo e Dorotea, quest’ultima giurista come lui (interpretata da Anna Ferzetti). Un uomo di diritto chiamato a imbattersi tra dubbi, coscienza, potere e responsabilità. Tanti i temi presenti cari al regista partenopeo, come la solitudine, la nostalgia, il tempo che passa e l’irreparabilità della memoria. La Grazia è un racconto politico e intimo, sospeso tra ironia e sofferenza, tra speranze e riflessioni, che riprende tematiche attuali e combattute ai nostri giorni. Una commedia malinconica dai toni divertenti, come le battute dell’estrosa amica critica d’arte Coco Valori (Milvia Marigliano), o del sorprendente presidente che diventa fan del noto rapper italiano Guè, la presenza di un cane robot e di un Papa nero che gira in moto.  (…) Mariano De Santis, dietro il suo aspetto rigido e decisionale tanto da essere definito “cemento armato“, è un uomo sensibile, fragile, pieno d’amore ma mosso dal dubbio che lo pone a porsi delle domande: concedere o meno la grazia a due persone che hanno commesso degli omicidi in circostanze diverse; firmare o no, in quanto uomo di fede, una legge sull’eutanasia. E la sofferenza che lo logora da anni, che lo porterà a compiere un atto di coraggio, un cambiamento graduale, passo dopo passo, per una persona della sua fermezza. Il risultato è il ritratto di un individuo coscienzioso che, di fronte alla scelta, non si tira indietro, perché “l’etica è una cosa seria. Tiene in piedi il mondo” e “la grazia è la bellezza del dubbio“. (Mariangela Di Natale, cinecriticaweb.it) 

Toni Servillo (…) con misura, profondità, vocazione e certezza regala un’altra interpretazione straordinaria restituendo al presidente De Santis l’ambiguità di un uomo che oscilla tra dovere e abisso interiore. La Grazia funziona nella sua delicatezza, nel suo voler far commuovere lavorando non sul sentimentalismo ma sui sentimenti: un’opera che ci si può azzardare a definire come un avvicinamento ad una sobrietà che non rinuncia alla poesia. L’exploit di ciò che sa fare meglio: l’abilità tecnico-registica, la forza di una narrazione essenziale ed esistenziale e sprazzi di commedia che non mancano nel suo cinema. Un cinema che ci parla dell’amore, della verità e della loro illusoria importanza, mostrandoci che la grazia - politica, umana, sentimentale - non è mai conquista, ma dono fragile, inatteso, a cui solo la vulnerabilità può aprire la porta. (Dario Cangemi, hotcorn.com