Suburbana Collegno

CUMPARTIA

giovedì 17 settembre 2026 - ore 21

Regia e soggetto: Daniele Gaglianone - Sceneggiatura: Daniele Gaglianone e Chicco Angius - Montaggio: Enrico Giovannone - Interpreti: Ivan Locci, Isauro Locci, Patrizia Orrù, Andrea Pellegrino - Italia 2025, doc., 68’. Menzione speciale al Festival dei Popoli.

Dopo tre anni in Francia lavorando come viticoltore, Ivan ritorna a casa nel Sulcis in Sardegna, dove vuole fare il vino con i genitori nella loro piccola azienda. Il suo ritorno a casa è un viaggio interiore sospeso e rarefatto dove le persone e le cose lasciate nel passato e ritrovate nel presente, si incontrano nella dimensione emotiva e solitaria del protagonista. Si tratta di una riflessione sul rapporto con le proprie radici e tra le generazioni, su cosa significa essere figli e su come si vedono i padri e le madri tra malinconie del passato e l’energia necessaria ad affrontare il presente. Il documentario nasce all’interno di un programma di formazione per giovani filmmakers con la partecipazione di Alfonso Blasina, Federico Franzi, Giuseppe Gaviano, Marco Mancini, Sara Spitale e Olga Torrico.

Il ritorno di Ivan non ha la leggerezza di un ricongiungimento. È un rientro carico di silenzi e di sguardi trattenuti. C’è in lui una malinconia sottile, quasi un senso di colpa per aver lasciato la sua terra e la famiglia, una fuga che ora pesa come un’assenza mai spiegata. I genitori, pur felici di rivederlo, sembrano custodire una ferita ancora aperta: il suo andare via è stato vissuto come un abbandono. Nel film non ci sono grandi conflitti o spiegazioni, ma gesti piccoli e reali, dove le parole dette e non dette riempiono lo spazio quanto il paesaggio che li circonda. Gaglianone filma la vita familiare con uno sguardo documentaristico, attento e discreto. La macchina da presa osserva senza interferire, lasciando che le giornate scorrano nel ritmo naturale del lavoro e dei pasti condivisi. La lunga scena della tavola, che occupa buona parte del film, diventa il centro emotivo della storia: genitori e figlio discutono delle sorti dell’azienda vinicola, ma dietro le parole si nasconde la difficoltà di comunicare davvero. In quei momenti il vino non è protagonista, ma presenza costante: simbolo del tempo che passa, del lavoro condiviso e del legame che resiste nonostante tutto. Cumpartia vive in un tempo sospeso, dove nulla sembra davvero cambiare e ogni gesto ritorna. Ivan parla da solo, ma in realtà parla a noi spettatori, ripercorrendo la sua storia con la consapevolezza e la fragilità di chi non si sente del tutto a casa. Il film invita all’ascolto, alla lentezza, a stare dentro il silenzio delle cose. Il titolo, Cumpartia, che in sardo significa “compagni” o “persone con cui si condivide qualcosa”, racchiude il senso più profondo di questa esperienza: la necessità di appartenere, di condividere e di ritrovare negli altri una parte di sé. (Niccolò Corvino, www.taxidrivers.it)

La mia sensazione è che Cumpartia rappresenti un momento di transizione nel mio percorso cinematografico. Forse perché è un film che racconta un passaggio di vita importante per il protagonista che si trova in bilico fra le intenzioni ancora vive del passato e l’energia di nuove prospettive. È un film minimale che tratta di cose primarie ed essenziali: confrontarsi con le proprie radici. Chiedersi che cos’è la terra e quale senso si nasconde dietro ad un albero che cresce. Un film sulla solitudine, sulla malinconia e sulla gioia necessaria della condivisione, nata proprio dall’incontro inaspettato con un gruppo di amici vecchi e nuovi che mi ha fatto sentire almeno per una volta ancora la bellezza e il privilegio di raccontare una storia.” (Daniele Gaglianone)