Suburbana Collegno

LA MATTINA SCRIVO

Mercoledì 13 e giovedì 14 gennaio 2027 - ore 21

(À pied d’œuvre) Regia: Valérie Donzelli - Sceneggiatura: Valérie Donzelli, Gilles Marchand - Fotografia: Irina Lubtchansky - Montaggio: Pauline Gaillard - Interpreti: Virginie Ledoyen, Bastien Bouillon, Marie Rivière, André Marcon - Francia 2025, 92’, Teodora Film.

All'età di quarantadue anni, Paul Marquet lascia il lavoro di fotografo, che ha assicurato a lungo il suo benessere e quello della sua famiglia, per fare lo scrittore. Rimasto single, si ritrova a fare i conti con la necessità di guadagnare il minimo per vivere, proteggendo però il tempo necessario alla scrittura, processo di per sé lento e incerto, per il quale non esiste una formula magica.

È un professionista che decide di mollare tutto per inseguire una passione, Paul. Ma, dopo tre libri, il successo non arriva. L’editore – Virginie Ledoyen – gli riconosce il talento, ma adesso, al quarto tentativo, serve un’opera di successo. Il progetto di un libro autobiografico sulla fine di una storia d’amore non convince. I diritti d’autore sono irrisori e allora Paul deve trovarsi un lavoro che possa permettergli di continuare a scrivere. La moglie e i figli partono per il Canada. Paul resta solo con i suoi fantasmi e la sua scelta di vita radicale. Vive in un seminterrato e inizia a lavorare per venti euro al giorno, o anche meno, facendo di tutto: traslocatore, giardiniere, autista. E così il film diventa un’incursione nel sottobosco urbano dello sfruttamento del lavoro, con le app, gli algoritmi e le valutazioni dei clienti a scandire ritmi lavorativi, retribuzioni e qualità della vita. E qui La mattina scrivo prova a mettersi sulle tracce di un cinema militante sul mondo del lavoro che dai fratelli Dardenne porta a Stephane Brizé. Ma Donzelli è una cineasta più “pazza” e meno rigorosamente neorealista rispetto a questi riferimenti. Per questo il film è più interessante come cronaca dal sottosuolo, come viaggio nei bassifondi del precariato che assume i contorni dell’incubo allucinatorio come dimostrano i ricordi e i dettagli delle giornate di lavoro in pellicola sgranata che il protagonista rielabora la notte e appunta sui suoi taccuini, diventando poi il libro che scriverà. (C. Valeri, www.sentieriselvaggi.it).

Lo strappo di Paul, come anticipa l'immagine iniziale del film, è un buco nella parete del produci-e-consuma: il personaggio si apre un varco e trova il coraggio di stare in quella zona di povertà che corrisponde alle cinque del pomeriggio, quando "fa buio ma non è ancora notte". Una storia che ruota attorno a un punto di rottura, dunque, e una fotografia del presente, scattata con gentilezza ma crudamente a fuoco. Donzelli, però, non fa soltanto della sociologia contemporanea e tra le pieghe del film parla anche del lavoro del romanziere, nel privato e nel pubblico, parla di cinema (scrivere un film non significa per forza arrivare a realizzarlo, portarlo in sala non significa incontrare il favore del pubblico, avere successo non significa avere garanzie per il futuro) e lascia alle immagini il racconto di un mondo che (appunto) non ha voce, quello dei tanti lavoratori precari in nero, per lo più immigrati, che si contendono le offerte di qualsiasi genere, in una continua ed emblematica asta al ribasso. Nei risvolti delle pieghe restano, nascosti ma intuibili, anche le ragioni della separazione di Paul dalla moglie, ruolo che la regista riserva per sé, in una posizione cruciale ma laterale. (M. Cappi, www.mymovies.it)