SIRÂT
mercoledì 20 e giovedì 21 gennaio 2027 - ore 21
Regia: Óliver Laxe - Sceneggiatura: Óliver Laxe, Santiago Fillol - Fotografia: Mauro Herce - Montaggio: Cristóbal Fernández - Interpreti: Sergi López, Bruno Núñez, Jade Oukid, Richard Bellamy, Stefania Gadda, Joshua Liam Herderson, Tonin Janvier - Spagna/Francia 2025, 115’, Mubi.
Nella religione islamica Al-Sirāt indica il ponte sopra l’Inferno che ogni musulmano deve attraversare dopo la morte, nel Giorno del Giudizio - largo per i meritevoli e strettissimo per i peccatori - e che lo condurrà alla vita eterna o alla dannazione. Non è un caso, quindi, che il regista Oliver Laxe, di origini galiziane, cresciuto in Francia per poi convertirsi all’Islam e stabilirsi in Marocco, abbia scelto quest’immagine per costruire la cornice del suo nuovo film. (…) Il regista sceglie come protagonista Sergi López nel ruolo di Luis, un padre alla ricerca della figlia scomparsa durante un rave in Marocco. Accompagnato dal figlio minore Esteban, decide di aggregarsi a un gruppo di raver (attori non professionisti realmente appartenenti alla comunità) tra le curve a strapiombo delle pendici dell’Atlante e le distese rocciose del deserto di Agafay, in quello che, per buona parte del film, sembra un road movie dai contorni metafisici, destinato però a un’escalation drammatica. Fino alle improvvise, e letterali, esplosioni finali. Al ritmo delle vibrazioni del sound system sotto al quale i raver si riuniscono per ballare musica techno, che fa da sonorizzatore agli apici tragici di tutta la seconda metà del film, Luis e i suoi compagni di viaggio vengono investiti da tempeste di sabbia che sembrano essere generate dalla potenza (mistica?) delle onde sonore, che “spazzano via” i colpevoli - forse proprio della scomparsa della figlia di Luis. (…) La pellicola in 16 mm rende i paesaggi marocchini corporei: si percepisce la sabbia, la polvere, il sudore, l’aria soffocante del deserto, l’arsura e il disorientamento. Il film si trasforma in un miraggio febbrile (…). E allora può essere che le esplosioni non siano reali, ma allucinazioni, la morte sia solo spirituale, simbolica. Forse annuncia la fine del mondo. Sicuramente l’esaurirsi lento della cultura dei rave. (Chiara Zuccari, www.sentieriselvaggi.it)
Laxe dà forma a immagini limpide e pure, oniriche nella coltre di luce (…) che le avvolge e compenetra, di cui si serve per catturare paesaggi, elementi, volontà e materie di forze selvagge e incontrollabili dagli uomini comuni. (…) Parte fortissimo, infatti, travolgendo e inglobando lo spettatore sin dentro l'immagine con le sue sonorità elettroniche martellanti, per poi affievolirsi sempre di più – nel ritmo come nello spirito – lasciando ai silenzi del deserto e ai suoi scarni suoni e ambienti diegetici il compito di accompagnarlo in un'esperienza cinematografica molto potente. (…) Óliver Laxe è riuscito nell'impresa di realizzare un'opera dal tasso esperienziale altissimo, in grado di unire riflessioni sull'umano e sul divino, sul caso e sul destino, sul senso di collettività e sul valore dell'individualismo. Un road movie da cui è praticamente impossibile uscire indenni. (Francesco Parrino, it.ign.com

