Suburbana Collegno

LA VOCE DI HIND RAJAB

mercoledì 7 e giovedì 8 aprile 2027 - ore 21

Regia e sceneggiatura: Kaouther Ben Hania - Fotografia: Qutaiba Barhamji, Juan Sarmiento G. - Montaggio: Maxime Mathis, Kaouther Ben Hania - Interpreti: Saja Kilani, Motaz Malhees, Clara Khoury, Amer Hlehel - Tunisia/Francia 2025, 89’, I Wonder Pictures.

29 gennaio 2024: gli operatori della Mezzaluna Rossa a Ramallah ricevono la telefonata di Liyan Hamada, una quindicenne intrappolata in auto a Gaza, con la cuginetta di sei anni Hind Rajab, a seguito di un colpo partito da un carro armato israeliano che ha colpito il veicolo uccidendo i familiari che erano con loro. Anche Liyan viene uccisa, e Hind, ferita grave, prende il suo posto in linea. Gli operatori cercano disperatamente di rassicurarla e fanno di tutto per inviare i soccorsi. La bambina rimane a lungo in contatto telefonico con loro, mentre anche l’ambulanza, che tenta arrivare a soccorrerla, è presa di mira. Poi il silenzio. Da una storia realmente accaduta.

Il film non è un trattato politico, ma la cronaca di un istante irripetibile: la vita di Hind intrecciata con la responsabilità del mondo adulto. L’uso della sua voce autentica non concede filtri, costringendo lo spettatore a un ascolto senza scampo. E proprio qui sta la sua forza più attuale: in un’epoca in cui le guerre e le tragedie civili rischiano di diventare flussi di immagini consumate in fretta sui social, The Voice of Hind Rajab impone di fermarsi. Di ascoltare. Di riconoscere che dietro ogni notizia c’è un volto, un corpo, una voce. È un film che parla di Gaza ma, al tempo stesso, parla a ogni conflitto dimenticato, a ogni infanzia violata dal rumore delle bombe. Il suo messaggio non riguarda solo il passato recente, ma il presente che abitiamo e il futuro che rischiamo di consegnare alle nuove generazioni. (…) The Voice of Hind Rajab non rappresenta soltanto: obbliga ad ascoltare. In quella voce che non ha trovato soccorso nel reale, il cinema trova la sua ragione più profonda: dare memoria a chi non l’ha avuta, trasformare un grido nel silenzio in una testimonianza destinata a durare. (Roberta Rutigliano, www.hotcorn.com)

Qualcuno lo bollerà come un film di propaganda in cui nulla è vero. Ci pensano le immagini finali a smentire clamorosamente questa prevedibile accusa. Si tratta invece di un film in cui, oltre alla voce reale della bambina che per ore è stata sostenuta psicologicamente con la speranza di poterla salvare, ci viene presentata anche l'impotenza di chi non solo non ha potuto intervenire a tempo debito con i mezzi di soccorso a causa della burocrazia della morte, imposta dagli occupanti, sotto le mentite spoglie dei percorsi protetti, ma poi vi ha trovato a sua volta la morte. Per decenni ci siamo giustamente e doverosamente commossi dinanzi alle sofferenze patite dagli ebrei a causa del nazismo e dell'antisemitismo. Ora qualcuno vorrebbe però impedirci di fare altrettanto nei confronti di questa strage degli innocenti compiuta in nome della caccia ai terroristi di Hamas, pena l'accusa di diventare a nostra volta antisemiti. Continueremo a commuoverci davanti alle immagini della bambina col cappottino rosso di Schindler's List ma piangeremo anche per Hindi perché quando un bambino muore poco importa se ciò accade per mano di un genocida o di un massacratore criminale. È morto e tanto deve bastare per suscitare un senso di repulsione per chi lo ha ucciso e chi gli ha ordinato di farlo così come di pietà (nel senso più alto del termine) per lui. Questo film ci aiuta a tenere viva la fiamma dell'indignazione. (Giancarlo Zappoli, www.mymovies.it)