L’INFILTRATA
mercoledì 28 e giovedì 29 ottobre 2026 - ore 21
(La Infiltrada) Regia: Arantxa Echevarría - Sceneggiatura: Amélia Mora, Arantxa Echevarría - Fotografia: Javier Salmones - Montaggio: Victoria Lammers - Interpreti: Carolina Yuste, Luis Tosar, Iñigo Gastesi, Diego Anido, Nausicaa Bonnín, Pepe Ocio, Víctor Clavijo, Pedro Casablanc, Jorge Rueda - Spagna 2024, 118’, Movies Inspired.
Il film di Arantxa Echevarría cattura lo spettatore proponendo un action thriller avvincente ed efficace, che espone la protagonista a pericoli costanti. L’attrice Carolina Yuste nei panni dell’agente infiltrata offre una superba interpretazione di questa giovane donna con un forte senso del dovere, disposta a tutto per smantellare un’organizzazione terroristica. La sua determinazione a perseverare nonostante i rischi, il suo impegno e il suo coraggio non oscurano la paura e la vulnerabilità che prova di fronte a diverse situazioni complesse. (…) L’infiltrata non racconta tanto la storia della poliziotta nel senso più ampio ed epico, quanto piuttosto il suo racconto personale di una donna sotto copertura nella più straziante delle realtà quotidiane. (…) Una forte critica al sessismo prevalente all’interno delle forze di polizia e alla mancanza di sostegno alle donne in ruoli di parità. Lo spettatore è invitato a non lasciarsi travolgere dall’infinito torrente di cliché sull’ETA, ma a guardare l’altro lato; dove l’ideologia più brutale e il patriottismo più pomposo si fondono fino a un nauseante machismo. Il tono teso e carico di suspense contribuisce a creare l’atmosfera ideale per questo thriller, in cui non solo la protagonista, ma tutti coloro che sono coinvolti nella missione, sono in pericolo e devono lottare contro il tempo per evitare di essere scoperti. Per concludere L’infiltrata è un film tanto interessante quanto avvincente, grazie alla sua ispirazione a eventi reali, all’atmosfera tesa che crea e alle ottime interpretazioni del cast. (Simona Tavola, www.cinefilos.it)
Senza grandi scene madri, sul filo di una tensione però costante, giocata proprio su questa dialettica tra potere maschile e ricerca di riconoscibilità femminile.

