Suburbana Collegno

L’ANNO NUOVO CHE NON ARRIVA

mercoledì 25 e giovedì 26 novembre 2026 - ore 21

(Anul nou care n-a fos) Regia e sceneggiatura: Bogdan Muresanu - Fotografia: Boroka Biro, Tudor Platon - Montaggio: Vanja Kovacevic - Interpreti: Adrian Vancica, Nicoleta Hâncu, Emilia Dobrin, Iulian Postelnicu, Mihai Călin - Romania 2024, 138’, Trent Film.

Bucarest, dicembre 1989. Il regime di Ceausescu sta per crollare. Mentre l'esercito reprime le rivolte a Timisoara, che i media cercano di camuffare, il regista Stefan deve salvare lo spettacolo di Capodanno della TVR: l'attrice principale fuggita va rimpiazzata con l'attrice teatrale Florina, che però detesta il dittatore. Laurentiu, intanto, figlio del regista, medita di scappare in Jugoslavia a nuoto. Ionut, agente segreto della Securitate, deve sorvegliare lui e i suoi amici, ma è incapace di allontanare la madre Margareta dalla sua casa prossima alla demolizione. Intanto Gelu, operaio traslocatore dello stabile, è in ambasce: il figlioletto ha imbucato la letterina a Babbo Natale in cui chiedeva la morte di "zio Nicolae" come regalo per il papà.

Nel bellissimo saggio Bucarest. Polvere e sangue, la polacca Margo Rejmer esplora una capitale che sembra condannata a convivere con l’orrore della nostalgia per il regime di Nicolae Ceaușescu. Forte del suo punto di vista esterno e del suo sguardo non compromesso, il libro permette di scoprire un carattere nazionale nel quale collimano la vocazione alla paranoia e una feroce ironia. Due aspetti che ritroviamo anche in L’anno nuovo che non arriva, esordio nel lungometraggio di Bogdan Mureșanu, premiato come miglior film nella sezione Orizzonti a Venezia 81. l titolo allude al periodo in cui si svolge la storia: il dicembre 1989, alla vigilia del crollo del regime. Il 20 del mese, prima del Natale in cui verrà giustiziato il tiranno con sua moglie, la Romania è sull’orlo della rivoluzione – e di una crisi di nervi – ma la gente comune non sembra cogliere i semi della rivolta anche perché la televisione oscura le notizie sulle manifestazioni, in primis la violenta repressione a Timișoara. (L. Ciofani, www.cinematografo.it)

Il 17 dicembre 1989 è una data cruciale per la Romania. È il giorno che a Timisoara è stato comandato all’esercito di aprire il fuoco sulla folla inerme che gridava slogan come “Pane e libertà”. Attorno a quel momento, che getta una luce macabra sulle rivoluzioni di velluto in atto in quegli anni nei territori dell’Est Europa, Bogdan Mureşanu costruisce un racconto corale. Tesse una tela di personaggi molto fitta, e con il passare dei minuti ci introduce nelle loro case o nei posti di lavoro. C’è l’attrice che per salvare la sua carriera è costretta ad intonare il canto natalizio patriottico e vorrebbe soltanto imbottirsi di Valium; lo studente che vuole fuggire attraversando il confine nuotando nel Danubio; la donna che non riesce ad accettare la demolizione della casa dove vive da sempre, in un’area destinata a nuovi nuclei abitativi statali. Sono alcuni, non tutti, dei protagonisti di questa storia, fatta di talpe, leccaculi, codardi e soprattutto di gente comune, sottoposta a sorveglianza coatta, con la manipolazione dell’informazione, il controllo della posta e delle linee telefoniche. Tutte operazioni messe in atto dalla Securitate per assicurare il dittatore Ceaușescu, lo zio Nicu, da ogni tipo di oppositore. (A. D’Onofrio, www.sentieriselvaggi.it)