PRIMAVERA
mercoledì 4 e giovedì 5 novembre 2026 - ore 21
Regia: Damiano Michieletto - Sceneggiatura: Ludovica Rampoldi - Fotografia: Daria D'Antonio - Montaggio: Walter Fasano - Interpreti: Tecla Insolia, Michele Riondino, Andrea Pennacchi, Fabrizia Sacchi, Valentina Bellè, Stefano Accorsi - Italia/Francia 2025, 110’, Warner.
Antonio Vivaldi. Il “Prete Rosso” entra nell’istituto come un’occasione economica da sfruttare, ma porterà con sé un vento di cambiamento che costringerà le ragazze a scontrarsi con la realtà della loro condizione e con la potenza salvifica della musica. (…) Il film non risparmia allo spettatore la durezza della condizione femminile dell’epoca. Le orfane della Pietà non sono considerate persone, ma merce offerta. Le loro caratteristiche vengono esaltate solo in funzione di una possibile “vendita”, che si tratti di un matrimonio combinato con famiglie ricche o della loro voce prestata alle messe cantate per attirare donazioni. «Ruota tutto attorno ai soldi», sussurra la narrazione, mettendo a nudo un sistema dove le istituzioni religiose e nobiliari dipendono dai finanziamenti dei ricchi veneziani in cambio del talento delle ragazze. (…) Il titolo del film, Primavera, racchiude un duplice significato: è la consacrazione del genio di Vivaldi, ma è soprattutto la “primavera” di queste ragazze che cercano di sbocciare in un giardino di pietra. Primavera è un film potente e necessario che racconta la storia della musica di Vivaldi attraverso gli occhi di chi quella musica l’ha resa possibile con il proprio sacrificio. (…) Damiano Michieletto esordisce dietro la macchina da presa firmando una pellicola coraggiosa che non nasconde le ferite del passato ma le trasforma in arte. (Enrico Scoccimarro, www.spettacolo.eu)
Il racconto, fatto di immagini e suoni perfettamente in connubio tra loro, pone al centro la questione femminile dei primi del '700, periodo in cui il valore delle donne era considerato esclusivamente in virtù della loro dote e della loro capacità di procreare, di servire. In questa cornice, Cecilia è invisibile, non ha neanche una dote, e il suo destino sembra già scritto. Ma Cecilia non può accettarlo e, grazie alla musica, trova la forza per scegliere ed emanciparsi, pur pagando per la sua ingenuità durante il percorso verso la libertà. Le tematiche, più attuali che mai, sono trattate con delicatezza e impegno, nello sforzo (riuscito) di evidenziare le storture di una società ancora oggi ferma a secoli fa che pecca nel progresso verso la parità di genere. Ad avvalorare questa lettura è anche la scelta di lasciare fuori l'elemento amoroso per come lo conosciamo. La storia d'amore tra Vivaldi e Cecilia è più che altro platonica, e tuttavia profonda. Sono gli sguardi e le sofferenze condivise a unirli in un sentimento di sincera empatia che prescinde dalla fisicità. La passione c'è, ma è raccontata con tatto e delicatezza, e questo approccio è stranamente appagante. Non manca nulla, anzi. Il cliché di un legame sentimentale sarebbe stato solo un elemento di disturbo e di distrazione. Il focus rimane Cecilia, la sua musica, la sua resistenza e la sua libertà. (Martina Gargano, www.hynerd.it


