LA MIA FAMIGLIA A TAIPEI
mercoledì 17 e giovedì 18 febbraio 2027 - ore 21
Regia: Shih-Ching Tsou - Sceneggiatura: Shih-Ching Tsou, Sean Baker - Fotografia: Ko-Chin Chen, Tzu-Hao Kao - Montaggio: Sean Baker - Interpreti: Janel Tsai, Nina Ye, Blaire Chang, Teng-Hui Huang, Akio Chen, Shi-Yuan Ma - Taiwan/Francia 2025, 108’, I Wonder Pictures.
Nella tradizione culturale di diversi paesi l’uso esclusivo della mano sinistra è molto criticato, perché considerata impura. La bambina mancina è il titolo originale della commedia drammatica taiwanese di Shit-Ching Tsou: incalzante, divertente e convincente, offre il ritratto di un trio di donne e di una bizzarra famiglia allargata, con al centro una bambina vittima di quel pregiudizio, ingenua ma determinata. (…) La taiwanese Shit-Ching Tsou, residente a New York, collabora da un ventennio con il regista indipendente statunitense Sean Baker. La mia famiglia a Taipei è la sua opera di esordio, di cui Baker è cosceneggiatore e coproduttore e ha curato il montaggio. (…) È ricca di umorismo e di pathos, con aspetti di soap opera e di melodramma fiabesco. (…) Soprattutto esprime i ricordi infantili, la cultura e la sensibilità dell’autrice, laddove racconta una società in cui gli uomini rivestono una posizione dominante - pressochè tutti i maschi descritti sono autori di manipolazioni, e alcuni sfruttano biecamente il lavoro delle donne, enfatizza l’umanità dolente ma luminosa del trio di protagoniste ed evita la pochade. La mia famiglia a Taipei è stato girato con un iPhone e poi riadeguato. Le inquadrature, impreziosite dai toni molto colorati della fotografia di Ko-Chin Chen e Tzu-Hao Kao, catturano i ritmi effervescenti della vita quotidiana nella metropoli taiwanese. (Giovanni Ottone, VivilCinema)
La mia famiglia a Taipei è un film che non si guarda soltanto: si attraversa. È un’esperienza visiva e sensoriale che ci immerge nel cuore pulsante di Taipei, dove le ambientazioni non fanno da sfondo, ma diventano parte integrante del racconto emotivo. La regia di Shih-Ching Tsou è precisa, silenziosa, ma anche profondamente empatica. (…) La piccola Nina Ye, nel ruolo della ragazza mancina I-Jing, è magnetica. La sua interpretazione è fatta di precisione e attenzione nelle piccole azioni: esitazioni, silenzi, movimenti impercettibili che rivelano un mondo interiore complesso. Accanto a lei, Janel Tsai nel ruolo della mamma Shu-Fen offre una performance intensa, mai sopra le righe, che trasmette con forza la fatica e la dignità di chi lotta ogni giorno per mantenere una parvenza di normalità. (…) La Taipei che vediamo non è una cartolina, ma un organismo vivo, pulsante, che respira insieme ai suoi abitanti. (…) I vicoli, le bancarelle, i palazzi fatiscenti e i templi nascosti diventano specchi dell’anima dei personaggi. È in questo contrasto che il film trova la sua forza. La mia famiglia a Taipei è un’opera delicata, che non ha bisogno di gridare per farsi ascoltare. È un racconto di formazione che si nutre di dettagli, di atmosfere, di verità silenziose. Un film che resta addosso, come il profumo di una notte passata a camminare tra le luci di Taipei. (Matteo Mangiolino, www.universalmovies.it


