Suburbana Collegno

LIRICA UCRAINA

giovedì 4 marzo 2027 - ore 21

Regia: Francesca Mannocchi - Italia 2024, 84’, Documentario, Fandango.

La regista giunge a Bucha due giorni dopo la liberazione dalle truppe russe, che l'avevano occupata per 33 giorni. Documenta, senza risparmiare nulla alla vista, l'eccidio compiuto ai danni della cittadinanza. Avvicina le persone conquistandone la fiducia perché le lascia parlare di ciò che hanno vissuto e che ancora stanno vivendo senza interrompere i loro racconti.

Mannocchi è, senza ombra di dubbio, una delle corrispondenti di guerra più esperte e preparate. (…) I luoghi, le parole e i suoni diventano qui gli elementi che, insieme, danno la misura della ferocia umana, ma anche della capacità di resistere nonostante tutto. La donna, che ripete di essere sopravvissuta insieme ai familiari, non lo fa per sentirsi superiore a chi invece la vita l'ha perduta. In lei si sente il desiderio di far prevalere la vita sulla morte. Si avverte in tutto il film il bisogno di guardare alle persone, a coloro che lasciano le loro case, così come a chi decide di restare perché quella è la sua terra. (…) Ciò che conta qui sono i volti di chi vive in una casa sventrata, di chi racconta di soccorsi che non potevano arrivare, di chi descrive torture o fucilazioni. Francesca Mannocchi dà voce a queste voci senza sovrapporvisi. Lascia che si esprimano facendo sì che, uno dopo l'altro sommandosi, quelli che nel titolo per la distribuzione internazionale vengono definiti sussurri, (…) divengano grida. (Giancarlo Zappoli, www.mymovies.it)

Il film della Mannocchi è fatto soprattutto di silenzio. Il silenzio di morte che segue al passaggio dell’ondata devastatrice della guerra portata dai russi. Il silenzio delle macerie in cui si ritrovano mescolati i segni di una quotidianità sconvolta. Il silenzio dei corpi di persone uccise senza motivo nel cortile di casa. Il silenzio dei palazzi anneriti o deturpati dalle bombe e rimasti anche loro privi di vita. Il silenzio di un grigiore che pervade tutto. In mezzo a questo silenzio gli ucraini, raggiunti da Francesca Mannocchi, hanno trovato la forza per mettersi davanti a una telecamera e raccontare, cioè sussurrare (come suggerisce la traduzione inglese del titolo, Ukraine whispers), la loro terribile esperienza. C’è la nonna che indica un punto di quel che rimane della casa e dice “qui ieri è stata uccisa mia nipote”. C’è un anziano signore costretto a vivere come un topo nel buio di una cantina, a lavarsi con l’acqua piovana e a rischiare la vita per non perdere la vista, perché uscire alla luce del sole significa morire. C’è un uomo che, in un ammasso contorto di resti umani, dice di riconoscere due fratelli, suoi vicini di casa. E ci sono i bambini. Quello che scende nel cratere di terra, che un tempo era il suo palazzo, per recuperare, orgoglioso, un pezzo di bomba. Quelli piangenti o con l’espressione incredula, stipati nei furgoni o nelle ambulanze perché gli ospedali sono stati distrutti. Non ci sono invece i soldati russi, solo evocati nelle parole terrorizzate dei superstiti, come presenza minacciosa e bestiale. (…) Il racconto parte dal 27 febbraio del 2022, giorno in cui le truppe russe hanno invaso l’Ucraina e da Bucha, ma non segue uno sviluppo cronologico. (…) Lirica ucraina è un’opera molto bella che riesce a raccontare la guerra senza reticenze e insieme senza retorica. È un film terribile e necessario. La sua visione è un gesto morale, un atto dovuto nei confronti di tutti coloro che sono costretti a vivere, ogni giorno, l’inferno descritto nel film della Mannocchi. (Martino Scacciati, www.cinecittanews.it