Suburbana Collegno

GIOVANI MADRI

mercoledì 10 e giovedì 11 marzo 2027 - ore 21

(Jeunes Mères) Regia e sceneggiatura: Jean-Pierre e Luc Dardenne - Fotografia: Benoît Dervaux - Montaggio: Marie-Hélène Dozo - Interpreti: Babette Verbeek, Elsa Houben, Janaina Halloy Fokan, Lucie Laruelle, Samia Hilmi - Francia/Belgio 2025, 105’, Bim.

Jessica, Perla, Julie, Ariane e Naïma sono cinque giovani madri che vivono in una casa famiglia. Le protagoniste affrontano le sfide della maternità e cercano di costruire un futuro migliore per sé e per i loro figli, in un contesto di difficoltà e solitudine. Il film esplora le loro vite, le loro speranze e le loro difficoltà, mostrando come cercano di superare gli ostacoli e di trovare la propria strada.

Le cinque protagoniste portano sullo schermo la complessità di esistenze segnate da radici fragili, dove l’educazione ricevuta pesa come una colpa non scelta e il contesto d’origine condiziona ogni passo. In questo orizzonte, diventare madri non è un traguardo ma un banco di prova, una responsabilità che arriva quando la propria identità è ancora in costruzione. Il film esplora con lucidità la contraddizione di chi deve proteggere qualcuno mentre è ancora alla ricerca di protezione; osserva come alcune trovino nella maternità una possibilità di rinascita, altre riconoscano nell’affidamento un gesto necessario, altre ancora inseguano risposte nel passato per potersi finalmente liberare. (…) Giovani madri colpisce per la delicatezza con cui i Dardenne raccontano fragilità e rinascite senza mai cadere nel giudizio, seguendo le cinque protagoniste in un mosaico umano vivido e attraversato da paure, inciampi e slanci di luce. (…) Ne emerge un’opera intensa, onesta e capace di restarti addosso. (Giacomo Tosi, www.moviestruckers.it)

È un film che pulsa, che pedina, che aderisce al tempo del reale come a un battito cardiaco, fragile e vitale insieme. È il cinema che abbiamo imparato ad amare: sonda intima, rabdomante capace di percepire il respiro nascosto del mondo là dove il mondo smette di guardare. (…) I Dardenne non raccontano, cercano. Non costruiscono, seguono. Non dirigono, accompagnano. Credono ancora nella flagranza dell’accadere, si fidano del gesto più che della parola, del volto più che del discorso. In un’epoca che ha dismesso la fiducia nella realtà e nella sua rappresentazione, questo pedinamento ostinato diventa atto di fede. Commovente, perché fuori tempo. Un cinema che non teme di restare indietro, se è lì che può ancora trovare l’umano. Che non cerca redenzione, ma soltanto uno sguardo giusto. (Gianluca Arnone, www.cinematografo.it